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Ragazza cadde da un parapetto, sindaco condannato dalla Cassazione per omicidio colposo

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Una ragazza, il giorno del suo compleanno, si avvicina troppo ad un parapetto dove c’era un dislivello, non visibile a causa della vegetazione e della mancanza di illuminazione. Precipita nel buio, e muore sul colpo. Una tragedia per al quale adesso è chiamato a rispondere il sindaco del paese. Una conclusione peculiare, quella alla quale è giunta la Corte di Cassazione, con sentenza 13 maggio 2016, n. 20050.

cassazioneSul sindaco, organo responsabile dell’amministrazione comunale, grava il ruolo di controllo sull’operato dei dirigenti. La Cassazione ha ritenuto che in capo al primo cittadino gravasse una posizione di garanzia: egli, avendo presente la pericolosità della zona e la mancanza di una protezione adeguata, avrebbe dovuto attivarsi per togliere ogni elemento di pericolo. Al contrario, il sindaco in questione aveva firmato una delibera di autorizzazione all’uso della zona pericolosa.

Nella sentenza si può prendere atto che, per la Cassazione, il sindaco “era la persona più prossima al rischio e, quindi, tenuta alla sua gestione, non come mero spettatore, ma come soggetto attivo. In qualità di garante pertanto doveva attivarsi per controllare la sicurezza dei luoghi (illuminazione, sbarramenti, ecc.) e rilevare le zone pericolose in ragione della conformazione dei luoghi. La mancata analisi dei rischi e l’ignoranza degli stessi, costituisce una violazione delle regole di diligenza”.

Mariagrazia Roversi

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