Lo sbiancamento della barriera corallina minaccia il turismo australiano

coralloSecondo un report pubblicato oggi dall’Australian Institute gli episodi di “sbiancamento” (fenomeno di deperimento dei coralli) della barriera corallina potrebbe causare un calo ingente del settore turistico australiano. La ricerca parla di una perdita annua di circa 170.000 turisti stranieri e di 1,19 miliardi di dollari australiani ( più o meno 728 milioni di euro) contando solamente i primi tra paesi per numero di visitatori: Stati Uniti, Cina e Gran Bretagna. Questi risultati sono stati stilati in base alle ricerche scientifiche ed economiche più recenti, e sono state integrate con dei sondaggi effettuati tra i turisti stranieri ed australiani.

Questa inchiesta è partita in seguito al più grande episodio di “sbiancamento” della barriera avvenuto ad inizio 2016. La barriera corallina australiana è la più grande del mondo (lunga 2600 chilometri ed occupa una superficie di 344 400 km²) ed è stata dichiarata patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1981, inoltre, rappresenta la maggiore attrazione turistica del paese australiano. Il depauperamento dei coralli è un fenomeno che è cominciato diversi anni fa e che non accenna a bloccarsi, secondo gli ultimi studi effettuati da tre grandi università australiane “Il 90% dei coralli presenta almeno un principio di sbiancamento“, ma qual’è la causa di questo fenomeno? Secondo l’ufficio meteorologico, sarebbe causato da un innalzamento della temperatura delle acque da 1 a 2,7 gradi. Questo innalzamento della temperatura delle acque è strettamente legato al fenomeno del surriscaldamento globale, senza il quale secondo l’Università di Melbournenon sarebbe stato possibile uno sbiancamento così importante“.

Questa situazione oltre a causare la distruzione di un patrimonio dell’umanità ed a causare una perdita economica ingente per lo stato, avrà ripercussioni anche sui lavoratori: secondo l’Istituto di ricerca del turismo australiano, nel Queensland (la zona dove si trova la barriera) conta 130.900 impiegati (39.000 sono direttamente legati al settore del turismo). C’è un modo di invertire questa tendenza? Secondo questa ricerca, l’unico modo di salvare la barriera è quello di diminuire gli scavi per il commercio del carbone (Il Queensland esporta circa 207 milioni di tonnellate di carbone ogni anno, una cifra che se si trattasse di uno stato la renderebbe l’ottava nazione per numero di esportazione di carbone), se non cambia la politica commerciale niente fermerà questo degrado ed il mondo perderà uno dei patrimoni più importanti dell’umanità.

Fabio Scapellato