La Cassazione accoglie la stepchild adoption “in casi particolari”. E’ polemica

La Sezione Civile della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato dal procuratore generale nei confronti di una sentenza della Corte d’Appello di Roma con la quale veniva formalmente accolta la richiesta di adozione di una minore da parte della compagna della sua madre biologica.

Unioni-civiliE’ di fatto il riconoscimento di un principio d’adozione, la famosa “stepchild adoption”, che era stata depennata dal ddl col quale il governo ha riconosciuto le coppie di fatto. Una sentenza, neanche a dirlo, destinata a scatenare un vespaio di polemiche. Nelle motivazioni della sentenza i giudici hanno dichiarato che l’adozione da parte della coppia di donne omosessuali “non determina in astratto un conflitto di interessi tra il genitore biologico e il minore adottato, ma richiede che l’eventuale conflitto sia accertato in concreto dal giudice” secondo i “casi particolari” previsti dalla legge 184 del 1983.

La minore in questione, che oggi ha sette anni, è nata in Spagna grazie alla procreazione eterologa assistita cui la mamma della bambina ha fatto ricorso. Le due donne, inoltre, vivono assieme dal 2003 e, nel 2014 avevano ricevuto un primo via libera all’adozione dal Tribunale dei minorenni di Roma. Era stato poi il Procuratore Generale, Giovanni Salvi, a ricorrere contro la sentenza d’appello, “in assenza di una espressa disciplina normativa” che assicurasse “un’interpretazione univoca della norma”.

Oggi la Corte di Cassazione, però, ha dato ragione alle due donne. Immediate le polemiche politiche. Roberto Calderoli, vice presidente del Senato ha infatti dichiarato che “quello che non è riuscita a fare la maggioranza in Parlamento lo hanno fatto i giudici”, mentre Monica Cirinnà, firmataria della legge sulle unioni civili, ha risposto al leghista usando queste parole: “La Cassazione stabilisce finalmente che quanto abbiamo sostenuto, e purtroppo dovuto stralciare, dal testo delle unioni civili,non soltanto è legittimo, ma soprattutto è giusto”.

Giuseppe Caretta