Il doodle del giorno: omaggio al compositore indiano R.D. Burman

doodleE’ stata una carriera molto prolifica, quella di R.D. Burman, al quale si deve la composizione di oltre 300 musiche per il cinema indiano. La sua apertura verso generi diversi e la sua irrefrenabile voglia di sperimentare lo hanno reso un musicista versatile ed eclettico capace – come è stato unanimemente riconosciuto – di rivoluzionale il modo di fare musica a Bollywood. A questo compositore indimenticato, che ha finito per impreziosire con le sue note molte delle pellicole più famose del cinema indiano, Google ha scelto di dedicare il doodle di oggi, omaggiandolo nel giorno in cui avrebbe compiuto 77 anni.

Nato a Calcutta il 27 giugno del 1939, R.D. Burman era figlio del compositore e cantante S.D. Burman. Il suo nomignolo infantile, “Pancham” (che in lingua indiana significa cinque o quinto), ha scatenato fantasiose ricostruzioni. C’è chi racconta che quando piangeva da bambino, lo faceva insistendo sulla quinta nota della scala musicale e chi riferisce che era capace di intonare cinque diverse “melodie” di pianto. Sia come sia, la sua predisposizione alla musica si manifestò da subito, tanto che il padre decise di inserire una sua composizione – prodotta a soli 9 anni – in un noto film dell’epoca.

E non fu che l’inizio. La carriera di R.D. Burman fu, infatti, costellata da una sequela serrata di musiche (non sempre di successo) che hanno costruito e rinforzato la leggenda di un uomo capace di fare musica con qualsiasi cosa. A Burman si deve, infatti, la sperimentazione di nuovi suoni musicali prodotti facendo cadere della sabbia su un pezzo di carta, battendo le canne di bambù, soffiando sul collo di una bottiglia in vetro, utilizzando piattini e tazze o facendo scorrere i denti di un pettine su una superficie ruvida. Una creatività innovativa, la sua, che fece il paio con la voglia di contaminare. Nelle sue musiche riecheggiano, infatti, le influenze dei generi più diversi: dal rock al folk, dalla disco al jazz; in un “potpourri” di note e suggestioni che testimonia l’universalità della musica.

Maria Saporito