La commovente storia di Gianna Jessen, sopravvissuta all’aborto salino

La storia di Gianna Jessen, nata il 7 aprile del 1977 ed oggi 39enne, è commovente e fa riflettere. Fa riflettere sulla vita di una donna che oggi avrebbe potuto non esserci e invece c’è, ed urla al mondo la sua voglia di vita e di difendere la vita. Figlia di due 17enni, la madre di Gianna si rivolge tardivamente al Planned Parenthood, in California del Sud. Gli operatori consigliano alla ragazzina di effettuare un aborto salino tardivo.

jessenLa tecnica consiste nell’iniezione di sale all’interno dell’utero della madre: in questo modo il bambino inghiotte il sale, e viene completamente bruciato. La donna partorisce un bambino morto dopo 24 ore. La madre di Gianna fa così, si fa iniettare il sale. La bimba rimane immersa nella soluzione salina per 18 ore, ma poi la madre partorì la bimba viva, non morta come sarebbe dovuto essere. Fortunatamente in quel momento non era presente nella clinica il medico abortista, che nel raro caso della nascita di un bimbo vivo dopo l’aborto salino, avrebbe avuto il compito di ucciderlo direttamente strangolandolo o lasciandolo morire.

Questo era possibile fino al 2002, quando entrò in vigore il “Born Alive Infants Protection Act”.
Nonostante i traumi subiti con il tentativo di aborto, la bimba viene adottata, fa fisioterapia, cresce sana e forte e soprattutto piena di vita. Oggi Gianna Jessen gira il mondo a testimoniare quello che è e quello che, per decisione di altre persone, non avrebbe dovuto essere, e con la sua testimonianza sensibilizza l’opinione delle persone sul fenomeno dell’aborto.

Mariagrazia Roversi