L’ultima cena di Cameron al vertice Ue: l’Inghilterra abbandona Bruxelles anche a tavola

C’è una rigida etichetta, nelle cene ufficiali fra i membri della Comunità europea, che impone di assegnare il posto d’onore al rappresentante, ministro degli Esteri o premier del Paese in carica per i sei mesi di presidenza europea e, what-a-brexit-could-mean-for-our-money-136404260484603901-160225113606alla sua sinistra, in senso antiorario, far sedere chi lo ha preceduto. E’ un meccanismo strategico che ha il compito di evitare incidenti diplomatici in momenti difficili dell’Unione.

E’ questo il primo fotogramma che si deve tenere a mente per inquadrare il contesto nel quale si è svolta la consueta cena di chiusura dei lavori del Parlamento europeo a Bruxelles. Il primo ministro inglese David Cameron, si è così ritrovato a sedere tra due stati “cuscinetto” che lo hanno esentato dal ritrovarsi gomito a gomito con qualcuno dei falchi che vorrebbe l’attivazione immediata dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per la fuoriuscita istantanea del Regno Unito dalla Comunità Europea.

E a testimonianza del clima di mortificazione che aleggiava nella sala, arriva un tweet del ministro per gli Affari europei ceco, Tomas Prouza, il quale, fotografando il menù della serata ha sottolineato come non ci fossero “fagioli con salsa di pomodoro o pudding”. Un commento che la dice lunga su come tutto, in certi frangenti, paia ricordare ciò che si vorrebbe lasciare in secondo piano. Una cena “triste”, come ha dichiarato il primo ministro estone che si trovava seduto proprio accanto a Cameron, come se “avessimo perso un membro della nostra famiglia”, ha proseguito il premier maltese Joseph Muscat. E mentre i rappresentanti dei 27 Paesi membri subissavano il primo ministro inglese di domande al fine di avere “spiegazioni sulla situazione nel Regno Unito che ha portato al voto”, è toccato ancora una volta a lui, al promotore del nefasto referendum spiegare le ragioni che, a suo tempo, l’hanno convinto della necessità di una tale consultazione. “Ovviamente sono dispiaciuto per il risultato- ha ammesso con gli occhi bassi, come se stesse confessando una sua colpa ad una cena di famiglia- ma non ho rimorsi per aver indetto il referendum, era la cosa giusta da fare.” E questa, per inciso, sarà l’ultima cena collegiale alla quale sarà invitato.

Giuseppe Caretta