Deputati e senatori che lasciano il Parlamento: dove vanno?

Enrico LettaUna volta ottenuta la poltrona (o per meglio dire il seggio), in pochissimi ci rinunciano. Su questo ridotto segmento di ex parlamentari che, per vari motivi, hanno dovuto congedarsi dalle Aule di Montecitorio e di Palazzo Madama, si è focalizzata l’attenzione di OpenPolis. Che si è chiesta: “Cosa fa chi lascia in anticipo in Parlamento?”. Scopriamolo insieme.

Partiamo col dire che i deputati e i senatori che hanno scelto (o in qualche caso, hanno subito la scelta) di non completare la legislatura in Parlamento sono in tutto 49. Di questi, ben 44 lo hanno fatto per motivi personali. La ricognizione di OpenPolis ha, però, snudato un aspetto interessante e cioè che in pochissimi hanno deciso di chiudere con la politica (almeno per il momento). Mentre tutti gli altri hanno solo “traslocato” in un’istituzione diversa. A voltare pagina è stato l’ex premier Enrico Letta che, dopo lo “sgambetto” di Matteo Renzi che lo ha fatto sgomberare da Palazzo Chigi, ha preferito preparare i bagagli per trasferirsi a Parigi dove insegna all’Istituto di studi politici. Si è congedato dalla Camera anche l’ex ministro Massimo Bray, che alle sedute parlamentari ha preferito la direzione dell’istituto dell’enciclopedia italiana. Mentre l’ex viceministro agli Esteri, Lapo Pistelli ha abbandonato il suo scranno da deputato (eletto nelle liste del Pd) per fare il vicepresidente di Eni.

Fatta eccezione per Letta, Bray e Pistelli, tutti gli altri ex parlamentari hanno, invece, scelto di non chiudere con la politica. Anzi: 15 di loro (pari al 34,09%) si sono trasferiti al Parlamento europeo, 10 (22,73%) hanno traslocato nelle giunte regionali 6 nelle giunte comunali. Ancora: 5 sono finiti al Csm (Consiglio superiore di magistratura) e 8 hanno optato per strade diverse. Tra i casi più significativi, quello di Nichi Vendola che si candidò, da governatore della Puglia, alle elezioni politiche del 2013 per poi rinunciare al seggio conquistato in Parlamento. O quello dell’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, che decise di abbandonare lo scranno in Senato prima di iniziare la campagna elettorale capitolina. Stessa condotta per l’ex deputato del Pd e attuale sindaco di Firenze, Dario Nardella, mentre gli altri ex parlamentari finiti ad amministrare città (Massimo Bitonci della Lega a Padova, Matteo Biffoni del Pd a Prato e Antonio Decaro del Pd a Bari) hanno aspettato di conoscere il risultato delle elezioni amministrative prima di congedarsi dalle Aule del Parlamento italiano.

Ci sono vari aspetti della questione che non vanno come dovrebbero andare – hanno chiosato i ricercatori di OpenPolis – Il primo problema riguarda l’incapacità dei nostri politici di portare a termine il proprio mandato. Quelli che hanno terminato in anticipo l’incarico, decidendo di fare politica altrove (per esempio al Parlamento europeo), hanno di fatto tradito un impegno con gli elettori”. Non solo: “Altri due problemi riguardano la modalità in cui tutto ciò avviene – hanno rincarato dall’istituto di ricerca – Innanzitutto, candidarsi per un altro incarico solo per far prendere voti alla propria lista, sapendo che poi non si andrà mai a ricoprire quel ruolo, è sintomo di una vita partitica non particolarmente sana (vedi il caso Nichi Vendola in Puglia). In secondo luogo – hanno concluso gli estensori dello studio – una volta che ci si candida ad un altro incarico, pur essendo già parlamentare, sarebbe il caso di dimettersi subito, senza aspettare un’eventuale elezione e senza far scattare l’incompatibilità. Sarebbe un gesto di rispetto nei confronti delle istituzioni e dei cittadini“.

Maria Saporito