Italia condannata da Corte europea: “Discrimina coppie omosessuali”

“L’interpretazione restrittiva della nozione di famiglia costituisce, per le coppie omosessuali, un ostacolo insuperabile per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi familiari.” E’ con questa motivazione che la matrimonio-gay-1024x729-1437497144Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato, ancora una volta, l’Italia per i “danni morali” procurati ad una coppia gay in seguito al rifiuto di concedere loro il ricongiungimento familiare.

Una linea che, per la verità, si basa sul principio di equiparazione simmetrica delle coppie omosessuali a quelle etero, giacchè non è consentito alle coppie eterosessuali, non sposate, di avanzare domanda per il ricongiungimento familiare, ma è proprio su questo punto che la Corte ha voluto farsi sentire: bisogna tenere conto “della situazione specifica dei richiedenti, e in particolare della loro impossibilità di ottenere una forma legale di riconoscimento della loro relazione in Italia”, scrivono i giudici.

I due uomini protagonisti della vicenda sono una coppia di 51 e 58 anni. Uno di loro è un cittadino neozelandese che ha richiesto di vivere con il suo compagno italiano. Avendo ricevuto un rifiuto, i richiedenti avevano quindi intrapreso un percorso giudiziario che era approdato in Cassazione, ricevendo un altro rigetto sulla base dell’articolo 29 del dl 286 del 1998. Il nucleo familiare, infatti, include per tale decreto solo gli sposi e i figli minorenni o non ancora dipendenti. Ritardi giuridici, forse preconcetti morali, contro i quali la Corte europea oggi si è espressa in maniera nettissima.

Giuseppe Caretta