Strage di Viareggio, sette anni dopo si rischia la prescrizione: il grido dei familiari

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Era la notte del 29 giugno del 2009, le 23:48 di sera, a Viareggio. Un treno merci che proveniva da Novara, Trecate, il 50325 e che portava con sé un carico di 14 cisterne, quando arriva all’altezza della stazione di Viareggio improvvisamente deraglia, precipita, si ribalta. La cisterna numero uno si squarcia e il gpl si versa ovunque, nelle case, nelle stanze. Sono le cronache dei secondi che hanno preceduto l’inferno: il gpl prende fuoco ed esplode.

viareggio32 persone, famiglie, anziani, bambini, adolescenti, gente che era lì per caso o gente che lì viveva muore bruciata. Molti muoiono sul colpo, inghiottiti dalle fiamme. Alcuni invece agonizzano per settimane nelle camere asettiche dell’ospedale e poi si spengono pian piano. La colpa del disastro è attribuita ad una piccola frattura di 11 millimetri situata sull’assile del primo vagone, quello che si ribalta.

Un difetto che nessuno aveva mai notato. Adesso, sette anni dopo, si rischia la prescrizione del reato di incendio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime.
I familiari delle persone che hanno perso la vita si disperano per chiedere aiuto e comprensione. Come Daniela Rombi, che in quella notte perse la figlia Emanuela: adesso è in prima fila a chiedere “Fermate la prescrizione per Viareggio, le leggi le fanno gli uomini“.

Mariagrazia Roversi