Augusta, tutto l’orrore del barcone riemerso: centinaia di corpi, molti bambini

Uno scenario indescrivibile. Centinaia di corpi accatastati uno sull’altro, schiacciati, spremuti per mesi dalla pressione del mare che ne ha fatto poltiglia. E’ questo ciò che sta riconsegnando al mondo il relitto che gli uomini della Marina Militare hanno riportato a galla nelle scorse ore e che rende, se ancora ce ne fosse bisogno, la misura 093709313-4551355c-d55f-406a-aefa-78bf1c40ca08dell’immenso dramma umano rappresentato dalla migrazione.

Sulla banchina, stesi sotto teli che non riescono a nascondere la tragedia, decine di scheletri di uomini, donne e bambini che quel 18 aprile 2015 hanno perduto la vita nel vano tentativo di trovare condizioni d’esistenza migliori. Alcuni corpi non hanno ancora completato il processo di decomposizione e paiono delle diapositive della tragedia riconsegnate dal tempo in mano ai vigli del fuoco, impegnati da ieri notte in un impietoso lavorio di estrazione.

Uno dei medici legali impegnato nel piano messo a punto dalla Marina militare e coordinato da Cristina Cattaneo, responsabile dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Milano, parla di “dovere civile nei confronti dei familiari”. Recuperare, a distanza di più di un anno, ciò che resta di tante vite è un momento di riflessione che dovrebbe indurre a qualche tipo di contromisura politica. Ed invece l’unica voce che si leva è quella del senatore Carlo Giovanardi, che chiede al governo di spiegare la spesa di 9,5 milioni di euro che l’operazione di recupero ha comportato: “Il governo si rende conto- ha infatti domandato- del giudizio che gli Stati europei potrebbero dare di questa operazione, nel momento in cui l’Italia giustamente chiede aiuti economici all’Unione per far fronte al flusso migratorio?” L’ultima frontiera del buon senso, quella che imporrebbe il silenzio in un momento di lutto, viene così a cadere davanti all’ennesima presa di posizione, legittima forse, ma non necessariamente opportuna.

Giuseppe Caretta