Austria, il sogno proibito dei nazionalisti: “Se vinciamo, via dalla Ue”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:30

In un’Europa che ha iniziato a perdere pezzi, ormai, ogni minima vibrazione umorale rischia di trasformarsi in una terremoto profondissimo. E’ con questa consapevolezza che viene accolta dai politologi la storica decisione della corte austriaca di annullare le elezioni presidenziali dello scorso aprile. Un giro di boa attorno al Danubio che potrebbe fare, di Vienna, la prossima bestia nera di un continente costretto a confrontarsi con l’eventualità che hoferrqualcun’altro, dopo la Gran Bretagna, decida di abbandonare la nave.

Perchè quello che tira in Austria è un vento populista, popolare, nazional socialista quanto basta. Immigrati, crisi economica, Germania, Merkel. Temi che rimbalzano di qua e di la in giro per l’Europa e che stanno ridando fiato a quei sogni nazionalisti con i quali le destre di mezzo continente si sono addormentate per decenni in attesa di ritornare in auge. Norbert Hofer, esponente del Partito della Libertà Austriaco, tutto questo lo sa bene, e sa bene quanto abbiano pesato le scelte compiute dal governo del suo Paese nelle concitate settimane della crisi migratoria, quanto migliaia di afgani, siriani, iracheni, entrarono in Austria nel tentativo di raggiungere la Germania (che reagì chiudendo le proprie frontiere) e la Svezia. L’iniziale solidarietà del popolo austriaco si trasformò allora in scetticismo, in astio, quando fu chiaro che nessuno si sarebbe sobbarcato la responsabilità di un compito del genere senza avere precise garanzie di immunità e di controllo. I ponti si spezzarono li, quando l’Europa scoprì di essere pronta ad affilare i coltelli dei propri interessi individuali, e tutto il teatrino di buone intenzioni, con i quali è stato lastricato il cammino del suo progetto politico, s’è infranto contro la mera, durissima realtà. Lo ha dimostrato l’Inghilterra sancendo una volta per tutte il proprio disappunto, lo promettono i partiti nazional-populisti, proto-fascisti, latentemente razzisti di mezza Europa. E lo promette Hofer, che spinto in avanti dagli ultimi sondaggi si lascia andare ad un minaccioso urlo elettorale: “Se vinciamo a settembre- dice- subito fuori dall’Europa, come la Gran Bretagna.” Una lentissima partita a scacchi che rischia di fare a brandelli un intero continente.

Giuseppe Caretta