Omicidio del magistrato Caccia, trent’anni dopo presunto killer a processo

La mano della giustizia è lenta e paziente, ma qualche volta riesce ad arrivare al punto. In questo caso, trent’anni dopo. Ma meglio tardi che mai. L’omicidio del magistrato di Torino, Bruno Caccia, avvenne nella città della Mole in Via Sommacampagna, il 26 giugno del 1983. Il giudice venne ucciso a colpi di pistola. Adesso, trent’anni dopo, finisce a processo il presunto killer del magistrato torinese, il 64enne calabrese Rocco Schirripa, indiziato come autore materiale dell’assassinio.

bruno cacciaBruno Caccia, quando venne ucciso, aveva 64 anni: mancava poco alla pensione. Descritto come un giudice “intelligente, integerrimo, irreprensibile”, venne ammazzato nel pieno degli anni di piombo, dopo le inchieste che avevano pestato i piedi a personaggi in odore di mafia.
Adesso l’associazione Libera ha chiesto di costituirsi parte civile al processo, che avrà inizio domani a Milano. Previsto il giudizio immediato, come richiesto dai pm Marcello Tatangelo e Ilda Boccassini al gip Stefania Pepe.

L’inchiesta che ha portato in tribunale Schirripa è partita dalla lettura degli spunti di Caccia, che contenevano indicazioni circa gli interessi di Cosa Nostra nei casinò del nord Italia. Le investigazioni che avevano già fatto rischiare la vita al pretore di Aosta, Selis, che scampò per un soffio ad un attentato, e che invece ha eliminato un magistrato coraggioso e integerrimo come Caccia.

Mariagrazia Roversi