Parla l’uomo che ha avvelenato la compagna: “Così ho tentato di farla abortire”

E’ una confessione drammatica ed allo stesso tempo inaccettabile, quella fatta ai magistrati dall’uomo accusato di aver avvelenato la propria compagna incinta di sette mesi con l’intento di farla abortire.

Un piano assurdo, che solo per l’intervento perentorio dei medici non ha avuto l’esito sperato.

A. D. E. racconta la sua decisione così: “La mia intenzione era quella di uccidere il bambino, non so come posso averlo fatto, ma non avevo intenzione di uccidere la mia fidanzata, anche se ero consapevole che avrebbe potuto riportare conseguenze anche gravi.”

I fatti si svolgono a Bazzano lo scorso 31 maggio quando l’uomo, spaventato dall’esito dell’amniocentesi, avrebbe pronto-soccorso-ambulanza_980x571deciso di sopprimere da se la creatura che la donna portava in grembo. Perché M. C. è affetta da una patologia chiamata “X fragile” per la quale il bambino sarebbe nato con problemi. “Pensavo che mio figlio sarebbe stato debole, e che sarebbe stato preso di mira dagli altri bambini come vedo fare nel mio lavoro di autista di scuolabus..” si è giustificato l’uomo di fronte ai magistrati. Poi ha narrato i dettagli dell’intera vicenda: “Ho comprato il primo flacone (di detergente per la lavastoviglie, ndr), l’ho tenuto in macchina qualche giorno e poi l’ho buttato via. Ne ho poi comperato un altro due o tre giorni prima del fatto, un flacone da 10 litri (…).” E ancora: “Sono tornato da lei nel pomeriggio avendo in macchina la bottiglia di coca cola che avevo riempito per metà o quasi di quel liquido, e quando siamo andati a fare la spesa l’ho convinta a comprare una confezione da quattro con il pretesto che la coca cola l’avrebbe aiutata nei problemi di digestione per cui lei si lamenta..”

“Quando siamo rientrati a casa dopo la spesa, ho portato dentro una di quelle quattro bottiglie e la bottiglia che avevo preparato, che avevo segnato con un piccolo taglio sul tappo. Le ho appoggiate sul tavolo ed è stata lei a prenderle e a sistemarla. A quel punto ho fatto scorrere gli eventi non controllando più quale fosse la bottiglia avvelenata.”

E gli eventi sono proseguiti fino alla sera in cui la donna è stata ricoverata d’urgenza al Maggiore con ustioni allo stomaco e all’esofago. Fortunatamente il feto non ha subito lesioni, ma resta tutta l’assurdità di un proposito che trova nell’egoismo, più che nella paura, tutta la propria ragion d’essere.

Giuseppe Caretta