Bangladesh, in un volantino ancora minacce di morte a cristiani ed indù

Il Bangladesh, una settimana dopo l’attentato di Dacca che ha fatto venti morti, di cui nove italiani, torna ad essere quello che era: un Paese dove le minoranze non possono vivere in pace. Un volantino, con otto norme alle quali cristiani ed indù devono attenersi o rischiano la morte, è stato diffuso agli esercizi commerciali del paese dai membri dell’IKMB, commando islamico bengalese.
I negozi hanno per tutta risposta innalzato le misure di sicurezza, ma questo potrebbe non bastare contro la minaccia terroristica.

bangladeshAlbert Baperi, cattolico che è gestore di un ristorante thailandese, ha ricevuto la minaccia: “Morirò, ma non applicherò le linee guida dei militanti” ha risposto l’uomo ad AsiaNews. Il suo ristorante allestisce anche banchetti di nozze, feste di compleanno, ed è gestito da personale di religione non musulmana. La missiva di morte è stata consegnata mesi fa, ma solo ora che l’attenzione del mondo è su Dacca vengono in rilievo anche i particolari raccapriccianti della violenza contro le minoranze.

Le direttive degli islamisti sono deliranti e precise: ogni insegna deve riportare l’invocazione “Bismillah Raham Rahim”, deve avere copia del corano, l’immagine della costruzione della Mecca; bisogna eliminare riferimenti alla religione cristiana, non servire cibo proibito, preparare luoghi dove i musulmani possano pregare; agli induisti, che non mangiano vacca, è imposto di cucinarla laddove clienti musulmani la richiedano. Le donne non devono lavorare, oppure devono lavorare portando l’hijab, o il burqa. La pena per il fatto di contraddire queste indicazioni? La morte.
Ma Albert Baperi non intende piegarsi al diktat islamico: “Nel nostro ristorante ci sono immagini di Gesù e Maria, e rimarranno lì dove sono”.

Mariagrazia Roversi