Stati Uniti, Dallas: agguato alla polizia durante la manifestazione contro i soprusi delle forze dell’ordine. Uno degli attentatori si toglie la vita

dallasDa tempo, forse troppo, gli abusi delle forze dell’ordine sulla popolazione afro-americana sconvolgono gli Stati Uniti. Dopo le rivendicazioni degli ’60/’70, a livello legislativo, la popolazione nera ha raggiunto l’agognata parità e l’abbandono dell’apartheid (la separazione forzata di ogni aspetto pubblico della vita che li ghettizzava) ma l’odio sopito della popolazione bianca ha continuato a covare ed esplode ritualmente a cadenza quasi regolare.

Se anni fa, il video del venditore ambulante che, stretto nella morsa dell’agente che lo stava immobilizzando, soffocava pronunciando chiaramente “I can’t breath” ( non riesco a respirare) aveva fatto il giro del mondo e scatenato una protesta pacifica quanto violenta nei contenuti, questa volta l’omicidio a sangue freddo di due ragazzi nella Louisiana ed in Minnesota ha scatenato l’ira di una popolazione (circa il 12 % di tutta la popolazione americana) costantemente vessata.

Succede così che a Dallas (in Texas vige un razzismo dilagante) durante una manifestazione contro i soprusi delle forze dell’ordine, quattro cecchini si piazzino in quattro lati diversi della strada e sparino sugli agenti uccidendone cinque e ferendone sei. Dalle prime ricostruzioni del capo della polizia, pare si sia trattato di un vero e proprio agguato in stile militare, teso all’uccisione del maggior numero possibile di poliziotti. Dei quattro attentatori, tre sono stati fermati ed arrestati, mentre un quarto, messo alle strette dalla polizia, ha preferito togliersi la vita piuttosto che finire in carcere. La situazione è tutt’altro che distesa e l’unica cosa che vien da chiedersi è quando finirà tutto quest’odio basato solo sull’ignoranza e sul razzismo?

Fabio Scapellato