‘Ndrangheta, dieci fermi a Reggio Calabria: “Favorivano i clan”

ndranghetaDieci tra funzionari e dirigenti del Comune di Reggio Calabria sono stati fermati questa mattina per ordine della Dda di Reggio Calabria in città, come a Roma, Milano, Brescia e Crotone.

I fermati, tutti presumibilmente collegati alla ‘ndrangheta, avrebbero messo in piedi un vero e proprio comitato d’affari, che avrebbe piegato la macchina amministrativa dell’Ente al volere dei clan, che riuscivano ad ottenere numerosi favori e ‘nulla osta’.

Le accuse per i dieci fermati sono pesantissime: concorso esterno in associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso.

C’è anche un nome grosso tra i dipendenti fermati: Marcello Cammera, per anni responsabile dei Lavori Pubblici e rup dei principali appalti in città, solo di recente spostato ad altro settore per ordine del sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà.

L’operazione non sarebbe altro che il seguito della precedente “Fata Morgana”, che un paio di mesi fa fece emergere l’esistenza di un’autentica loggia massonica, capace di piegare l’attività delle istituzioni locali e non solo a beneficio dei clan. Soddisfatto il procuratore capo della DDA, Federico Cafiero de Raho: “Questa è un’altra operazione che ricostruisce le attività di un’associazione segreta, in grado per lungo tempo di condizionare il Comune di Reggio Calabria e le altre istituzioni”.