Omicidio Fermo, niente domiciliari per Mancini. Gip: “Violento e pericoloso”

Mentre la città di Fermo si prepara ad affrontare una giornata di lutto cittadino in memoria di Emmanuel, il ragazzo nigeriano ucciso lo scorso martedì mentre tentava di difendere sua moglie, Amedeo Mancini, l’agricoltore accusato di averlo colpito a morte con un pugno dovrà rimanere in carcere.

fermo-omicidio001-1000x600Nessuna misura alternativa è stata infatti concessa all’uomo dal gip Marcello Caporale, il quale ne ha confermato la custodia cautelare in carcere. Nelle 13 pagine della sentenza si legge come, a detta del giudice, l’imputato abbia “una personalità violenta, aggressiva, prevaricatrice, insofferente ai dettami della legge, incapace di controllarsi.” Nessuna legittima difesa dunque, come auspicato da Mancini e dal suo legale: “L’indiziato- scrive ancora il giudice- ha inferto il pugno letale dopo essersi avvicinato nuovamente.”

C’è però un cambiamento, nel racconto dei concitati minuti che hanno portato alla morte del giovane nigeriano, e riguarda la reazione avuta da Emmanuel agli insulti rivolti nei confronti di sua moglie: è stato lui a minacciare Mancini con un palo, dopo che questi ne aveva apostrofato la moglie chiamandola “scimmia negra” però, chiarisce immediatamente il giudice, “ci troviamo di fronte ad un soggetto che non ha i necessari freni inibitori per evitare, seppur provocato, un gravissimo delitto contro la persona.”

Il soggetto in questione, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, è un agricoltore con la passione della boxe, legato alla frangia più violenta della tifoseria locale. Un soggetto che ha accumulato tre Daspo per reati commessi allo stadio, oltre ad una condanna definitiva per rissa aggravata e precedenti per lesioni dolose. “E’ altamente probabile- conclude il gip- che, se rimesso in libertà, gli si presenterà l’occasione di molestare o aggredire altri soggetti extracomunitari”.

Giuseppe Caretta