Attentato a Nizza: le prime domande sulle responsabilità

Mentre ancora si contavano le vittime, si soccorrevano i feriti e cercavano i dispersi, qualcuno già sollevava degli interrogativi circa le responsabilità dell’accaduto.

Il quotidiano francese Le Parisien riporta le prime, annose domande sulle cause e responsabilità dell’attentato di Nizza di ieri sera, costato la vita a decine e decine di persone:

Le forze di polizia erano sufficienti a garantire la sicurezza per i festeggiamenti del 14 Luglio?

L’ex sindaco di Nizza e presidente della regione Christian Estrosi, in un’intervista a Radio France Info, ha detto “ci sono delle domande a cui bisogna dare risposta come ad esempio quanti agenti della polizia nazionale presidiavano l’evento”, accusando apertamente il personale di polizia assegnato alla sicurezza durante lo spettacolo dei fuochi pirotecnici. “Come e perché l’attentatore ha potuto penetrare la Promenade des Anglais se era stata pedonalizzata?” ha tuonato Estrosi.

Anche Alain Juppé, sindaco di Bordeaux, accusa lo Stato di falle nella sicurezza “se fossero state prese tutte le misure l’attentato di Nizza non avrebbe avuto luogo” ha riferito oggi a RTL France.

Un atto di accusa che i sindacati di polizia rigettano fermamente. Secondo Luc Polignac del sindacato Unité SGP FO non c’erano falle nei dispositivi di sicurezza  “per i fuochi d’artificio il perimetro di tutta l’area era stato messo in sicurezza, ma il veicolo ha infranto le barriere e si è lanciato sulla folla a velocità inaudita”.

A rafforzare la sicurezza c’era anche la polizia municipale “sapevamo che sulla Promenade des Anglais per i fuochi d’artificio e nel periodo delle vacanze estive ci sarebbe stata molta gente. La sicurezza a questi livelli è pressoché inattaccabile”, ha continuato il membro del sindacato.

Il rischio di attentati con autoveicoli si poteva prevedere?

Il presidente della commissione d’inchiesta sugli attentati George Fenech lo scorso venerdì, ai microfoni di France Info, aveva rivelato che il capo della sicurezza interna aveva già parlato del rischio di attentati con veicoli o autobombe, ribadendo che il rischio zero non esiste: “questi cani sciolti noi li conoscevamo da prima e non siamo stati in grado di impedire loro di agire […] attendiamo l’inchiesta pur sapendo già che l’attentatore era un piccolo delinquente […] Tutti gli attentatori del gennaio 2015 erano noti nostri servizi di intelligence. Credo sia davvero necessario un cambio di marcia

L’impiego di automezzi a scopo terroristico in Europa ha dei precedenti: nel 2013 in Inghilterra due cittadini londinesi di origini nigeriane avevano investito il militare Lee Rigby, prima di accoltellarlo, perché volevano vendicare i musulmani uccisi dai militari britannici; nell’ottobre del 2014 un canadese di 25 anni convertito all’Islam aveva investito con la sua macchina tre militari, uccidendone uno in un quartiere di Montreal.

Al-Qaïda e lo Stato Islamico esortano ad agire autonomamente senza attendere oltre, senza ordini precisi!

Attendiamo conferme circa l’identità dell’autista, ma se è vero ciò che si dice questo individuo è completamente sconosciuto ai servizi interni di sicurezza, è un non sorvegliato, dunque è estremamente complicato, quasi impossibile, prevedere questo genere di atti”.

Come ha fatto il camion a raggiungere la Promende des Anglais?

Nelle immagini si vede chiaramente il camion piombare sulla Promenade a gran velocità, un agente di polizia in scooter tentare di bloccare il veicolo e molti altri correre a piedi dietro al mezzo.

È davvero difficile essere preparati a un tale attacco. Siamo abituati alle autobombe” ha proseguito Polignant.

Il camion bianco, che era stato noleggiato, durante la sua folle corsa lunga due chilometri ha zigzagato per mietere più vittime possibili. “Siamo riusciti a vedere da dove proveniva l’automezzo grazie al sistema di videosorveglianza – nella sola città di Nizza sono attive 1257 videocamere di sorveglianza -, il momento in cui l’autista è salito a bordo del camion e si messo al volante”.

Le immagini mostrano altresì che l’attentatore arriva in bici prima di montare sul camion.

Prosegue dunque l’annus horribilis della Francia – che si è aperto con la strage nella redazione di Charlie Hebdo -, come pure la massima allerta in tutto il territorio francese.

Michela De Minico