Il famoso omicidio di Kitty Genovese? Forse non andò come ve l’hanno raccontato

La ricordate la storia dell’omicidio di Kitty Genovese? Molto probabilmente sì. L’omicidio della ragazza statunitense, accoltellata ed uccisa il 13 marzo del 1964 nel distretto Queens, New York, è diventato un vero e proprio caso storico; questo perché secondo le versioni dell’epoca, alla morte della povera ragazza assistettero in modo diretto o indiretto almeno 38 persone, nessuna delle quali avrebbe fatto qualcosa per salvare la ragazza. La presunta apatia che calò sugli spettatori, ciascuno convinto che altri avrebbero chiamato la polizia, venne denominata “sindrome Genovese” e si studia ancora oggi nei libri di sociologia e psicologia.

kittyMa le cose andarono veramente così come raccontate? Secondo qualcuno no.
L’omicidio iniziò per strada e terminò nell’androne dell’appartamento: solamente poche persone videro Winston Moseley, l’assassino, mentre colpiva Kitty. Una di queste persone avrebbe urlato: “Lascia stare la ragazza”. Due persone dicono di aver chiamato la polizia, la quale però non ha i registri delle chiamate; una vicina, Sophia Farrar, sostenne Kitty mentre stava morendo. Sophia, come sostenne il fratello di Kitty, “alta più o meno un metro e cinquanta, si precipitò giù dalle scale alle 3:30 del mattino. Non sapeva a cosa andava incontro. Non pensò nemmeno un secondo al fatto che quell’uomo poteva essere ancora lì”.

Il fratello di Kitty intervistò anche il responsabile della cronaca cittadina al tempo del delitto: “Da dove prendeste quel 38?” chiese l’uomo al giornalista. Rosenthal, ora deceduto, rispose ridendo. “Non posso giurare su Dio che ci furono 38 persone. C’è chi dice che furono di più e chi di meno. Ma la verità è che le persone in tutto il mondo furono colpite dalla storia. Ha avuto qualche effetto? Puoi scommetterci, e ne sono contento”.