Pokemon Go: nuova frontiera della tecnologia o strumento di controllo digitale?

Choi-game-Pokémon-GO-600x336Pokemon GO è sicuramente il fenomeno virale del momento, l’applicazione di Niantic (software house first party di Nintendo) ha raggiunto un successo inimmaginabile in pochissimo tempo coinvolgendo milioni di giocatori in tutto il mondo. Un fenomeno sociale così vasto merita un analisi approfondita, ed è proprio da questa analisi che emergono i primi dubbi riguardo la reale funzione di questa app: un articolo pubblicato dalla rivista Techcrunch ( ripreso anche da Ninjamarketing) analizza la fase d’installazione di Pokemon Go, come  può riscontrare facilmente chiunque, il primo passo per l’istallazione richiede l’autorizzazione di un enorme numero di permessi tra cui è compreso anche l’accesso alla gmail del giocatore ed alla sua rubrica.

Questa insolita richiesta ha incuriosito ed insospettito gli organi d’informazione: se la richiesta dell’accesso alla fotocamera ed al gps sono assolutamente funzionali al corretto utilizzo dell’applicazione (senza la fotocamera ed il gps non potrebbero essere caricati e catturati i pokemon nel luogo in cui ti trovi) l’accesso alla rubrica ed alla mail non ha una correlazione diretta con il funzionamento della app. Partendo da questa insolita caratteristica in molti hanno rintracciato il motivo di queste richiesta nella partenership di Niantic con Alphabet (società che ha detenuto la software house fino al 2015) e nel finanziamento ottenuto da Keyhole (società che si è occupata dello sviluppo di Google Maps e Google Earth).

Queste relazioni sono cosa nota e denotano l’influenza di Google sulla diffusione della app in questione, preso nota di ciò quello che turba l’utenza di google ed i giocatori di Pokemon Go è il possibile utilizzo dei dati forniti, il sospetto è che questi possano essere utilizzati come strumento di controllo sia degli utilizzatori della app che dei contatti degli stessi (si torna allo stesso quesito perché è necessaria la cessione di questi dati sensibili?), anche perché uno dei tanti permessi concede alle società proprietarie del brand di vendere questi dati a terzi.

La polemica riguardante i permessi ha costretto Niantic a pubblicare una specificazione a riguardo che dice: ” In seguito alle richieste pressanti degli organi di informazione, Niantic ha emanato un comunicato nel quale attesta che per “full access” si intendono solo le informazioni essenziali dell’account, ovvero User ID ed indirizzo email. Nei prossimi giorni verranno effettuate nuove restrizioni da parte di Google di modo che Pokémon Go non abbia accesso ad alcun ulteriore dato degli utenti”. I permessi dunque dovrebbero servire solo a vendere dati sulle preferenze degli utilizzatori (come d’altronde fanno tutti i social network e le altre app). La risposta della casa produttrice però non convince del tutto, questo perché in uno dei sotto paragrafi dell’informativa viene specificato che la società si riserva il diritto a divulgare le informazioni, qualora fosse necessario, agli organi di governo per tutelare la propria proprietà intellettuale. Una scelta in controtendenza rispetto a quella effettuata da Apple e da Whatsapp che fa temere ai possessori di smartphone una violazione della privacy costante e senza una possibilità di appello.