Roma, il bimbo morto nella metro: fu omicidio colposo, tecnico ATAC indagato

La tragica morte del piccolo Marco, avvenuta circa un anno fa dopo essere precipitato nella tromba dell’ascensore del Furio Camillo, ora potrebbe avere un “colpevole”. La pm Maria Letizia Golfieri ha chiuso le indagini sulla morte del piccolo, recatosi a Roma da Latina con la madre. Il 9 luglio del 2015, nel pomeriggio, la madre del bimbo, Francesca Giudice, rimase bloccata nell’ascensore assieme al figlio.

metroFaceva molto caldo, i soccorsi tardarono ad arrivare: dopo venti minuti, un dipendente Atac decise di intervenire per tirare fuori mamma e figlio dall’ascensore, diventata una trappola di caldo, pur non avendo l’autorizzazione ad agire: avrebbe dovuto infatti attendere i soccorsi che erano per strada. Fece quindi salire il montacarichi all’altezza dell’ascensore bloccato, ed aprì le porte di mezzo metro. Il piccolo Marco non attese che l’operatore mettesse la passerella, non appena vide l’apertura si precipitò verso l’uscita, non vedendo il piccolo varco fra l’ascensore e il montacarichi: vi precipitò, morendo dopo un volo di venti metri.

Adesso il dipendente Atac potrebbe essere incolpato di omicidio colposo. Distrutto dal dolore per aver provocato, senza volerlo, la morte del bambino, l’uomo ha chiesto perdono alla madre del piccolo, la quale infatti l’ha perdonato: “Non ce l’ho con lui, non lo denuncio” aveva detto Francesca Giudice.