Ncd nella tempesta: Schifani si dimette da capogruppo al Senato

Renato SchifaniUna lunga lettera recapitata ai senatori che gli siedono accanto in Aula e una conferenza stampa convocata ieri a Palazzo Madama: sono questi gli strumenti a cui Renato Schifani ha scelto di ricorrere per ufficializzare le sue dimissioni da capogruppo di Ncd al Senato. Alla base della scelta, la non condivisione della linea politica dettata da Angelino Alfano che, dal canto suo, ha commentato con un laconico: “Prendo atto della decisione”. Sia ben chiaro: quello di Schifani non è ancora un addio, ma in molti sospettano che “l’altolà” del capogruppo dimissionario potrebbe spianare la strada a nuove “emorragie”. Che, al Senato, potrebbero creare qualche problema alla maggioranza. O forse no.

“L’idea di creare, a un anno e mezzo dalle elezioni, una nuova forza politica che rappresenti un quarto polo politico nel Paese non ha spazio sia temporale sia politico”: è questa una delle motivazioni più robuste che Renato Schifani ha addotto per spiegare la scelta che lo ha portato a rinunciare alla carica di capogruppo di Ap-Ncd al Senato. Una scelta sofferta – stando a quanto ha riferito – e maturata dopo un’attenta valutazione del quadro. Che lo avrebbe portato a concludere di non voler più sponsorizzare progetti ed iniziative che, a suo giudizio, hanno più a che fare con le logiche di palazzo che con le reali esigenze dei territori. Nello specifico: quello che l’ormai ex capogruppo dei senatori “alfaniani” contesta al suo partito è il non aver definito un programma chiaro, in vista della permanenza di Ncd nella maggioranza di governo. E l’aver optato per le alleanze variabili, nella scorsa tornata elettorale delle Amministrative. Non solo: Schifani, come molti altri, guarderebbe con grande interesse al cosiddetto “modello Milano”, che ha proposto una reunion della compagine di centrodestra.

Stando a quanto riferito dai (ben)informati, Renato Schifani avrebbe varcato il cancello della villa di Arcore (dove Silvio Berlusconi è in convalescenza) venerdì scorso. E in quell’occasione, avrebbe riferito all’ex “capo” l’intenzione di fare un passo indietro. Per quanto vada precisato che Renato Schifani non ha, per il momento, detto addio al partito di Alfano. Quello che si è limitato a fare è stato rinunciare alla carica di capogruppo che implica una piena condivisione delle iniziative e dei progetti sostenuti in alleanza col governo. Cosa ne conseguirà esattamente, non è ancora molto chiaro. In molti scommettono che Schifani farà (presto o tardi) ritorno nel partito di Silvio Berlusconi, ma il diretto interessato per il momento smentisce precisando che finché farà parte di Ncd, continuerà a votare in conformità con le indicazioni del suo gruppo.

Le reazioni? Angelino Alfano ha commentato in maniera più che asciutta: Prendo atto della sua decisione – ha detto – ma la nostra linea è chiara e andiamo avanti su quella”. Mentre attestati di stima, al capogruppo dimissionario, sono stati recapitati da esponenti di Forza Italia come Maurizio Gasparri e Paolo Romani. A dire la sua su facebook è stata anche l’ex collega di Ncd, Barbara Saltamartini, la prima a lasciare il partito di Alfano. “Il 31 gennaio 2015 – ha ricordato – essendo in disaccordo sulla linea politica, uscii dalla maggioranza e da Ncd. Dopo di me, se ne sono andati Nunzia De Girolamo, Gaetano Quagliariello, Andrea Augello, Eugenio Roccella e adesso Schifani. Oggi, un anno e mezzo dopo, mi sento un po’ Cassandra”. Previsione realistica? Di certo, all’interno del Nuovo Centrodestra, i “malpancisti” non mancano: insieme a Schifani (partito ieri in avanti), anche Roberto Formigoni, Maurizio Sacconi, Giuseppe Esposito, Antonio Azzolini e Antonio De Poli tradirebbero, infatti, sempre più insofferenza per la linea filo-governativa sponsorizzata da Alfano. Siamo ai prodromi di una nuova “emorragia” parlamentare? Staremo a vedere.

Maria Saporito