Turchia, 42 giornalisti arrestati. Governo: “Hanno sostenuto Gulen”

Continua la dura repressione voluta dal presidente turco Recip Tayyip Erdogan dopo il fallito golpe dello scorso 15 luglio. Dopo aver dichiarato lo stato d’emergenza ed aver sospeso per tre mesi la Convenzione europea sui diritti f1_0_turchia-l-arresto-degli-accademici-intensifica-la-repressione-della-liberta-d-espressioneumani, le autorità turche hanno oggi emesso un mandato d’arresto nei confronti di almeno 42 giornalisti.

L’accusa è di far parte, o di aver perlomeno sostenuto attivamente, la rete del leader religioso Fethullah Gulen, considerato dal governo la vera mente del fallito colpo di stato militare. Le operazioni di arresto sono tutt’ora in corso. Tra i giornalisti raggiunti dall’ordinanza, sostiene la Cnn Turk, figurerebbe anche Nazli Ilicak, nota parlamentare e giornalista 72enne, da tempo vera e propria spina nel fianco per la politica del presidente Erdogan. A nulla sono quindi valsi gli appelli alla clemenza rivolti dalla comunità internazionale alla Turchia, così come a nulla è valsa la manifestazione dei giorni scorsi con la quale, gli stessi sostenitori del presidente, sono scesi in piazza per ricordare che, il sostegno politico a lui dato durante la difficile notte del colpo di stato, non equivale ad una stretta sui diritti umani e ad un innalzamento dei procedimenti repressivi dello Stato.

Un monito che Erdogan tralascia di considerare: 7543 “complottisti” arrestati, 7000 poliziotti sospesi, 2700 giudici e procuratori rimossi (450 dei quali arrestati). Sono questi i numeri di una repressione impressionante che non accenna a diminuire.