Le cinque ragioni per cui Trump sarà presidente secondo Michael Moore

michael-moore-640x360Giorni dopo l’ufficialità di Donald Trump come candidato repubblicano, la sinistra americana comincia a fare il punto della situazione e si domanda quale scenario si delinea nel prossimo futuro. Il giornalista e regista americano Michael Moore si fa portavoce delle preoccupazioni dell’ala sinistra e nel suo sito ufficiale spiega ai suoi fan i cinque motivi che secondo lui porteranno all’elezione di Trump come presidente degli Stati Uniti d’America.

L’analisi politica di Moore parte dall’andamento delle presidenziali, un andamento impietoso che vede in assoluto vantaggio i Repubblicani rispetto ai democratici sopratutto negli ultimi sondaggi. Da questo punto di partenza, Moore si sofferma su un analisi lucida del bacino elettorale: il punto di forza di Trump è rappresentato, secondo lui, dagli stati centrali dove per tradizione si vota democratico ma che a partire dal 2010 vede eletti solo governatori Repubblicani (ad eccezione della Pennsylvania che ha finalmente eletto un governatore Democratico).

Il problema principale, però, viene individuato da Moore nella debolezza dell’antagonista: secondo il giornalista americano Hilary Clinton non convince l’elettorato per vari motivi. La prima ragione sarebbe rappresentata dall’ostruzionismo maschilista: la maggior parte degli uomini non è disposta a votare per una donna per uno stupido orgoglio maschilista, già scosso dalle libertà raggiunte dalle donne nell’ultimo periodo. La seconda ragione è Hilary stessa, la candidata democratica non è ben vista dalla popolazione americana: “il 70% degli americani pensa che la Clinton sia una persona poco affidabile, scorretta e poco pulita“. L’ultimo problema è rappresentato da quello che idealmente dovrebbe essere il suo elettorato di riferimento, ovvero i sostenitori di Sanders: in molti avevano sperato che Sanders potesse concorrere per la carica di presidente (sopratutto i giovani che si rivedevano nella sua politica innovativa) e dopo la sconfitta contro la Clinton questi si trovano confusi e potrebbero disperdere voti preferendo un partito di minoranza.

L’ultimo punto di forza individuato da Moore riguarda quello che lui chiama il “Jesse Ventura Effect“, ovvero i votanti che non hanno un idea politica ben formata, questi secondo Moore voteranno per Trump, non perché lo stimano o lo condividono ma semplicemente per votare qualcuno. Conclusa la sua analisi, Michael Moore saluta i suoi fan ed annuncia un post in cui parlerà dei punti deboli della politica repubblicana e di come si può battere Trump.

Fabio Scapellato