Catania, chiude il Teatro Angelo Musco: se qualcuno ha soluzioni, si faccia avanti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:13

Insegna teatro MuscoL’argomento di cui vogliamo scrivervi sembrerebbe troppo legato ad una realtà regionale, quella siciliana.

In verità esso è un paradigma della povertà dei tempi.

La chiusura di un teatro, così come di un qualsiasi altro polo culturale, è specchio della barbarie di un tempo e di una comunità; quando a chiudere è un teatro storico che ben altra ventura meriterebbe, la barbarie è doppia.

A Catania chiude il Teatro Angelo Musco.

Non importa, adesso, sottolineare le responsabilità di uno sfacelo senza precedenti: i nomi dei protagonisti sono iscritti a caratteri di vergogna nel cenotafio della gloriosa Istituzione. Importa lottare fino all’ultimo perché qualcosa si riesca a fare; per tentare il riconoscimento di interesse culturale per un luogo che ha rappresentato il faro della cultura teatrale, e non solo, da Roma in giù.

Erano gloriosi i tempi di Turi Ferro e Umberto Spadaro; Rosina Anselmi e Ave Ninchi; Giorgio Strehler e Peter Stein. I grandi classici della letteratura teatrale – e non solo – siciliana trovavano vita sulle tavole del piccolo teatro catanese, allora Accademia dell’arte e del folklore. Quelle tavole sono oggi il regno della polvere; le poltrone, logore e deformate, un tempo protette nel caldo dell’estate da fresche lenzuola bianche in attesa dell’inverno e degli spettatori, attendono la fine di tutto.

Ecco, noi vogliamo che questa fine non ci sia; vogliamo che i diritti maturati nel corso di mezzo secolo di storia, quelli dell’arte, della città, delle maestranze, dai lungimiranti ma oggi delusi proprietari dello spazio, vengano riconosciuti e difesi.

Se qualcuno ha delle soluzioni, si faccia avanti: noi ci faremo portavoce nel nome della cultura che, per dirla con il poeta, nutre i corpi e gli spiriti.

FD

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