Ritrovati i diari di Himmler. L’architetto della Shoah: “Lo sterminio ci ha resi duri e freddi”

Heinrich Himmler, l’architetto della Shoah, il gerarca nazista al quale era stato affidato il compito di pianificare lo sterminio di massa del popolo ebraico, nelle vesti di padre amorevole e marito sensibile.

E’ il ritratto contraddittorio e segreto che emerge dai suoi diari, venuti alla luce dagli archivi del ministero della Germany Himmler LettersDifesa russo a Podolsk, vicino Mosca, li dove erano rimasti sepolti dalla fine della Seconda guerra mondiale quando furono sequestrati dai militari dell’Armata Rossa. Un’immagine mai emersa prima, venuta alla luce grazie ad un giornalista del tabloid tedesco Bild che oggi ne pubblica degli stralci a puntate. Così si scopre come l’uomo a capo dell’apparato di sterminio nazista fosse in grado di passare da un massaggio, ad una cena, ad un ordine di fucilazione di massa senza apparenti contraddizioni emotive.

“Ore 10-12: massaggio; 14: pranzo con ufficiali SS; 15-19: incontri politici; 20: cena; 21: altri incontri, uno per discutere notizie che ufficiali di polizia nostri alleati in Polonia si sono rifiutati di combattere; 21-22: Prima di andare a letto ordinata fucilazione per tutti e dieci gli ufficiali e invio delle loro famiglie in campo di concentramento”.

Questa la “banalità del male” della quale scrisse la filosofa Hannah Arendt. Nelle quasi mille pagine di cui è composto il diario sono narrati eventi del 1938 e quelli tra il 1943 e il 1944, fondamentali per le sorti del conflitto.

“Nessuno ha visto 100, 500, 1000 corpi che giacciono insieme  – scrive ancora Himmler – aver visto cose del genere, ed essere rimasti freddi e impassibili, ci ha resi duri e freddi. È una pagina di gloria che non viene mai menzionata. Sappiamo quanto sarebbe difficile oggi, se accanto agli attacchi bomba nelle città, alle privazioni e alla guerra, ci fossero ancora gli ebrei come sabotatori segreti, agitatori e istigatori. Abbiamo svolto questo compito difficile per amore del nostro popolo. Non c’è nulla di sbagliato dentro di noi, nella nostra anima, o nel nostro modo di fare”.

E poi il rapporto con la figlia, quella piccola “Puppi”, oggi nazista irriducibile, che vive in un sobborgo di Monaco di Baviera aiutando ex nazisti in un’organizzazione chiamata “Stille Hilfe” (aiuto silenzioso). Un uomo che si ricordava di appuntare fatti come uno “spuntino nel bar del casinò delle SS” o, ancora, la dimostrazione dell’efficacia dei motori diesel in un campo di sterminio, quello di Sobibor in Polonia, per la quale vennero uccise 400 persone.

L’ultima parola, in questo ritratto contraddittorio e fosco per la psiche umana, arriva da Damien Imoehl, il giornalista che ha scovato i diari, che in un’intervista al Times ha dichiarato: “Per me è la cosa più interessante. Era molto attento con la moglie e la figlia così come nella relazione con la sua segretaria. Si prendeva cura dei suoi camerati e amici. Poi c’era l’uomo dell’orrore”

Il 23 maggio 1945 Himmler, ormai in mano alle forze inglesi, si tolse la vita con una capsula di cianuro fra i denti.

Giuseppe Caretta