Hiroshima, 6 agosto 1945: settantuno anni fa l’orrore atomico che cambiò il mondo

Era il 6 agosto 1945, alle 8:15 ora locale, quando il bombardiere Enola Gay, passato tristemente alla storia, sganciò sulla città di Hiroshima la bomba “Little boy”, un ordigno nucleare all’uranio 235. Le vittime stimate del primo OB-JM522_0806hi_H_20100806103150attacco nucleare della storia furono 140mila solo nell’arco del primo anno, più quelle che morirono in seguito e quelle che, invece, sopravvissero portandosi dietro l’orrore, e le mutilazioni, di un atto di tale drammaticità.

Oggi il Giappone ha voluto ricordare quella nefasta giornata per il genere umano, a 71 anni di distanza, con una cerimonia solenne alla quale hanno preso parte il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui ed il premier nipponico Shinzo Abe. Davanti ad una folla di 50 mila persone, il primo cittadino ha voluto ricordare ai leader mondiali che “un mondo libero dalle armi nucleari esprimerebbe il nobile pacifismo della costituzione giapponese”.

“Io sono convinto- ha poi proseguito il premier Abe- che la visita di Obama ha portato una grande speranza al Giappone, nel mondo e particolarmente a Hiroshima e Nagasaki.” Il 27 maggio scorso, infatti, il presidente americano si è recato nella città distrutta dal bombardamento statunitense. Mai nessuno, prima di lui, era andato a rendere omaggio al Giappone per quanto avvenne quel 6 agosto 1945.

“Siamo qui in questa città nel punto in cui esplose la bomba, per ricordare tutti gli innocenti vittime di quella guerra e di quelle che verranno. Le loro anime ci parlano e ci ricordano cosa potremmo diventare”, aveva detto in quell’occasione Obama. Adesso, anche se per un breve istante, il mondo è chiamato di nuovo a fare i conti con il proprio potenziale bellico: 7.500 testate nucleari russe (primo Paese al mondo per quantità), 7.200 testate americane, 300 francesi, 250 cinesi. In aumento quelle di India e Pakistan; segreto assoluto sul numero detenuto dalla Corea del Nord e da Israele. Ed anche se il computo complessivo risulta diminuito rispetto a quanto si stimava in passato (15.700 testate odierne rispetto alle 70.000 del 1985), sono ancora molti gli sforzi che devono essere fatti per bandire l’arma atomica dal parco militare a disposizione delle superpotenze mondiali. Come ha detto il sindaco di Hiroshima stamani, l’arma nucleare resta ancora la “forma ultima dell’inumano.”

Giuseppe Caretta