Schwarzer condannato ad otto anni di squalifica dal tas, ma qual è la verità?

Alex-Schwazer_650x447All’indomani della squalifica di Alex Schwarzer (il tas a comminato all’altoatesino una squalifica di otto anni che coincide con una squalifica a vita per un atleta di 31 anni) quello che emerge a livello internazionale è una storia di doping che si reitera nel tempo, l’esempio che il parco olimpico è pulito e che chiunque si macchi di frode sportiva viene punito. Schwarzer è diventato l’emblema del doping e della pulizia che il CIO assicura alle competizioni internazionali, quello che invece rimane sommerso è il modo in cui questa pulizia viene ottenuta, ben più di un dubbio permane sulle modalità che hanno portato a rintracciare sostanze dopanti nel campione di sangue ed urine che ha incastrato il marciatore italiano (campione olimpico a Pechino 2008).

Prima di tutto le prime analisi effettuate su quel campione, risalente a gennaio di quest’anno, avevano dato esito negativo (esattamente come tutti gli altri campioni di sangue che settimanalmente Schwarzer faceva analizzare), e solo mesi dopo, da una seconda analisi, sono state riscontrate tracce di una sostanza dopante (tracce minime che non sarebbero servite comunque ad alterare le prestazioni). Alcuni dubbi permangono anche sulla tracciabilità del campione di urine sopracitato, un campione che per mesi è stato occultato nei suoi spostamenti e a cui manca la firma del medico che l’ha analizzato. Dunque hanno deciso di colpire il corridore esclusivamente per dare un esempio, o c’è qualcos’altro che il CIO vuole nascondere?

L’allenatore di Schwarzer è Sandro Donati, un simbolo della lotta contro il doping, possibile che tutto il suo lavoro sia pura ipocrisia? Il sospetto, spinto dallo stesso corridore e dal suo allenatore è che i due siano diventati dei personaggi scomodi perché hanno parlato per la prima volta del doping di massa degli atleti russi (squalificati anch’essi prima delle olimpiadi), perché hanno parlato del coinvolgimento del medico garante degli ultimi mondiali e di diverse competizioni internazionali, Giuseppe Fischetto, spezzando una catena d’omertà che si teneva in piedi da oltre trent’anni.

Vista alla luce di queste dichiarazioni per altro confermate da intercettazioni telefoniche e da risvolti internazionali sul doping, la vicenda Schwarzer assume ben altri connotati gli stessi che hanno condotto alla caccia all’uomo che è costata la vita ad un altro amatissimo atleta italiano (Marco Pantani), un sistema corrotto non può essere avversato da un singolo uomo, “Perché certi segreti è bene che rimangano segreti” per citare Bolzoni e Cappello, i giornalisti che hanno approfondito la vicenda in un documentario di estremo interesse girato per ‘Repubblica.tv‘. La pulizia sbandierata dal CIO è solo una copertura per un sistema di gare pilotate ed atleti corrotti ? Come nel ciclismo, la pulizia rimane tale fino a prova contraria come per le leggi della fisica? Domande lecite a cui necessita una risposta ufficiale da parte degli organi internazionale, ma che probabilmente esploderanno come bolle di sapone per tutelare il bene di un sistema coeso nei suoi meccanismi base che verrà smascherato, solo nel momento in cui poteri politici forti emergeranno e vorranno prendere il comando come nel caso Blatter.