Mascalucia: è polemica sulla sorte dei dogo argentini che hanno ucciso il bambino di un anno e mezzo

cani-mascalucia-535x300La morte del piccolo Giorgio ( il bambino catanese di un anno e mezzo sbranato da due meticci di dogo argentino) ha diviso l’Italia intera sulla responsabilità di questa terrificante tragedia. Per la maggior parte delle persone la colpa è da distribuire tra i cani (la cui razza d’origine è considerata tra le più pericolose) e la madre del piccolo, colpevole di aver lasciato il bambino da solo con i due cani.

Se per la responsabilità della madre si pensa unanimemente ad un accusa per omicidio colposo, qual è il destino che attende e quale quello che meritano i due cani che hanno sbranato il bambino? L’opinione comune è che i cani debbano essere abbattuti perché pericolosi per l’essere umano, non tanto per la razza (il dogo argentino era stato inserito nella lista dei cani pericolosi dal ministro Sirchia, lista eliminata perché non si può determinare la pericolosità di un cane per la razza) ma per una questione comportamentale: nonostante gli animalisti obbiettino su questa ipotesi dicendo che qualsiasi cane potrebbe essere capace di mordere il proprio padrone perché fa parte della natura dell’animale stesso, è anche vero che due cani che si sono già resi colpevoli di un tale gesto potrebbero ripeterlo anche in un secondo momento. Dove sta allora la misura tra giusto e sbagliato? E’ giusto punire un animale come se fosse cosciente delle proprie azioni?

Se è vero che per natura il cane è incolpevole per quanto accaduto, e che abbattere il cane per vendetta non riporterà Giorgio in vita, nessuno, nemmeno tra gli indignati animalisti c’è qualcuno che vorrebbe tenere due animali che potrebbero aggredirli in qualsiasi momento. Tra le obbiezioni sull’abbattimento dei due cani c’è quella che il cane per propria natura non è in grado di pensare a cosa sia giusto o sbagliato e che per questo motivo agisce per istinto, ma se il suo istinto è quello di aggredire ciò che reputa una preda o un nemico e non è in grado di riconoscere il proprio padrone, un periodo “detentivo” in un canile può fargli prendere coscienza di quanto fatto?

La verità è che in questi ultimi anni è stato posto troppo accento sull’uguaglianza delle specie ed in molti casi si pensa troppo spesso agli animali come nostri pari ed in alcuni casi al di sopra dell’essere umano. Mi chiedo come sia possibile che in una circostanza come questa si pensi alla sorte dei cani ed all’attribuzione delle colpe e non alla tragica morte di un bambino, oppure alla sofferenza di una madre che ha commesso un errore che la segnerà a vita.