Anniversario della nascita di Man Ray, l’uomo raggio che rivoluzionò la fotografia

Il 1915 è l’anno che bisogna tenere a mente nella vita di Emmanuel Rudzitsky, in arte Man Ray. Senza questa data non ci sarebbe stato, probabilmente, nessun fotografo vezzeggiato e conteso dalla Parigi bene degli anni 30. Senza questa data un giovane ebreo figlio di immigrati russi, nato a Filadelfia, cresciuto a New York, non avrebbe mai fatto il salto di qualità che lo rese una delle figure di riferimento di tutto il movimento dadaista allora in piena esplosione.

Man Ray, celeberrimo per la serie di fotografie che realizzò all’artista surrealista Maret Oppenheim (quelle in cui la ritraeva nuda vicino ad un torchio da stampa), in realtà acquistò la sua prima macchina fotografica solo nel 1914, l’anno prima della data in questione. Aveva all’epoca già 24 anni, non proprio un ragazzino. Eppure Man Ray, l’uomo raggio per definizione, trasmutò quello strumento comperato con l’intenzione di ritrarre i propri dipinti in qualcosa di rivoluzionario ed unico. Mai nessuno prima di lui aveva forse tirato tanto le corde espressive racchiuse in quella scatolina di metallo.  E nel 1915 il collezionista Walter Arensberg ha il merito di presentarlo a Marchel Duchamp, già impegnato in una meticolosa opera di contestazione all’intero mondo dell’arte tradizionale. I due diverranno grandi amici. Dobbiamo proprio a Duchamp il periodo parigino di Emmanuel Rudzitsky, ormai Man Ray, dopo che questi aveva già posto un primo rifiuto di trasferirsi in Europa  a causa degli aspri combattimenti in corso per la grande guerra.

A Parigi Man Ray conobbe tutti coloro che era importante conoscere. Gerturde Stein, Jean Cocteau, James Joyce sono solo alcuni tra i volti noti che si presenteranno alla porta del suo studio per farsi ritrarre dal fotografo più in voga del momento. Nel 21 c’è un’altra data fondamentale, ed è legata all’accidentale quanto provvidenziale scoperta di una tecnica di impressione della pellicola fotografica passata alla storia con il nome di rayografie. L’uomo raggio, fatalmente, ha nella manipolazione della luce una chiave di volta significativa e simbolica. Poggia degli oggetti su di un foglio di carta vergine mentre si trova in camera oscura, e da questa pressione, a contatto con l’acido da sviluppo, Man Ray riesce ad ottenere delle immagini sfocate, quasi un rilievo su di un fondo scuro. E’ la sua consacrazione, se ancora ce ne fosse bisogno. Da li ad un paio d’anni il surrealismo esploderà in tutta la sua inarrestabile carica sovversiva. Man Ray ne sarà uno dei pilastri fondamentali. Epiche anche le sue storie d’amore senza pace: Alice Prin “Kiki de Montparnasse”, e poi Lee Miller, fotografa come lui. Assieme all’amico Duchamp gira film d’avanguardia come “Emak-bakia”, L’étoile de mer, Le mystères du chateau de dé. Tante, le forme nelle quali Man Ray ha lasciato un’impronta nell’arte mondiale contemporanea. Come un raggio di luce che si posi su di una pellicola e perennemente, magicamente, la imprima.

Giuseppe Caretta