Referendum costituzionale: quando si saprà la data?

Dopo aver puntato tutto sul referendum (“In caso di vittoria del no mi dimetto”, aveva detto Renzi in primavera), ed aver poi smorzato la portata politica del suo esito (“Se vince il no non è poi la fine del mondo”, ha dichiarato solo pochi giorni fa), il presidente del Consiglio ed il governo sono ancora indecisi sulla data nella quale verrà svolta la 1466576013-olycom-20160621210024-19653278chiamata referendaria.

In principio, prima che anche l’estate scivolasse portandosi via dell’altro tempo utile per la maggioranza, s’era parlato di ottobre come mese papabile per la consultazione. Ma i tempi, complice anche la paralisi d’agosto, si sono terribilmente dilatati ed oggi la proposta appare praticamente infattibile. Entro il 15 di agosto, infatti, la Corte di Cassazione avrebbe dovuto pronunciarsi e passare poi la parola al Governo il quale, a sua volta, avrebbe avuto 60 giorni per richiedere al Capo dello Stato di indicare una data tra i 50 e i 70 giorni successivi.

In questo clima di incertezza anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, aveva esortato la classe politica a fare chiarezza (il dibattito sulla data- aveva detto- “è surreale come la caccia ai Pokemon”). Adesso è molto probabile che la forbice si allarghi fino al 18 dicembre, termine ultimo oltre il quale non è possibile tergiversare.

Tanti i nodi affrontati dal referendum e sul quale gli italiani sono chiamati a prendere parola: dalla modifica del bicameralismo perfetto, a nuovi meccanismi d’elezione per il Presidente della Repubblica e Giudici della Corte Costituzionale, ad una nuova redistribuzione dei compiti tra Stato e Regione passando per l’abolizione delle provincie. Ma quello che più pesa, e che forse può spiegare gran parte del tentennamento di Renzi e del suo governo è che, al di la degli slogan, una vittoria del no finirebbe col tramutarsi in un giudizio negativo sull’operato del premier, In tal caso l’esecutivo potrebbe arrivare al capolinea e questa, sicuramente, non è una possibilità che induce a stringere i tempi per andare a votare.