Nestlé accusata di infanticidio: il latte in polvere aumenta il tasso di mortalità?

china_baby_milk_3352042bUn articolo uscito sul blog ‘Curiosity‘ propone una campagna di boicottaggio contro la multinazionale agroalimentare Nestlé. Il motivo di questa protesta contro l’azienda leader nel mondo del settore alimentare riguarda la politica pubblicitaria del latte in polvere nei paesi del terzo mondo. Secondo l’articolo in questione che prende spunto da alcune informazioni risalenti al 2003 (il report ‘Baby milk action‘ dell’Unicef), la multinazionale sfrutta l’ignoranza e la povertà di queste popolazioni per promuovere i valori nutritivi del loro prodotto sin dai primi giorni dopo la nascita in accordo con molte delle strutture ospedaliere di quei paesi.

La Nestlé è stata spesso al centro di polemiche riguardanti le sue politiche occupazionali nei paesi del terzo mondo (la multinazionale è indagata per il più alto numero di occupazione minorile) a cui si aggiungono le perplessità sull’utilizzo di ingredienti sani all’interno dei propri prodotti. Proprio su questo secondo dubbio punta la campagna promossa dall’articolo in questione, a quanto pare per la produzione del latte in polvere viene spesso utilizzata acqua poco pulita il che avrebbe aumentato il tasso di mortalità dei bambini per la fascia d’età che va da 0 a 3 anni.

Insieme al dubbio lecito (sulla composizione del prodotto e sui valori nutritivi in sé) che viene posto dal redattore, vengono aggiunti dei dati arbitrari per dare maggiore forza all’invettiva: nell’articolo di Curiosity viene prima elencata una statistica di mortalità legata all’assunzione del latte in polvere che non ha alcun riscontro (si parla di oltre un milioni di bambini morti a causa dell’assunzione del latte artificiale) ed in seguito accusa la Nesté di violare le direttive dell’Unicef.

Questo secondo punto va chiarito, sebbene il report su cui si basa l’articolo parli di un incremento possibile di casi di dissenteria (si parla di una probabilità 25 volte superiore di contrarre la malattia) nei bambini delle Filippine (caso applicabile a parecchi paesi del terzo mondo) non vi è scritto da nessuna parte che ne è l’unica causa ne che l’assunzione di latte in polvere è specificatamente vietato perché al 100% dannoso alla salute del bambino.

In un report successivo a quello di riferimento, redatto dall’Unione Europea in collaborazione con l’Unicef stessa si parla dell’importanza dell’assunzione del latte materno nei primi anni di vita, ma non per un rischio di contrazione di malattie (la controindicazione è legata ad un eccessivo valore nutritivo che potrebbe portare ad un sovrappeso del bambino), bensì per uno sviluppo più completo e naturale del soggetto. Gli stati e le strutture ospedaliere (così come i medici) sono invitate a consigliare il latte materno ed ad informare le neo mamme sui rischi eventuali legati all’utilizzo del latte artificiale, ma questo rimane un ottimo surrogato nel caso di mancanza di latte nel seno della madre.

Siamo dunque di fronte a qualcosa di diverso da un infanticidio (come suggerirebbe tra le righe l’articolo in questione), ovvero ad una condotta morale poco sana legata a ragioni di profitto. Per quanto deplorevole come condotta è qualcosa di ben diverso che non rientra in un comportamento criminale ma solo poco pulito.