Di Maio vs Renzi: E’ come Pinochet. E il Pd insorge

renzi-pinochetStando ai sondaggi che tentano di captare gli orientamenti degli italiani, alla prossima tornata elettorale, due giovani politici potrebbero contendersi la presidenza del Consiglio: l’attuale frequentatore di Palazzo Chigi, Matteo Renzi, e il leader in pectore del M5S, Luigi Di Maio. Forse anche per questo, il post al vetriolo che il pentastellato ha ieri recapitato al premier ha suscitato tante polemiche. Perché ha alzato il tiro su uno scontro verbale che – prima o poi – potrebbe trasferirsi nelle urne elettorali. Ma c’è chi non la pensa così e ha puntato l’indice contro Di Maio denunciando uno “scivolone” storico e politico imperdonabile. Il passaggio in cui l’esponente del M5S ha paragonato la condotta di Renzi a quella del dittatore cileno, Augusto Pinochet, ha fatto infatti saltare i nervi a molti democratici.

Di cosa stiamo parlando? Del lungo post che il vicepresidente della Camera ha pubblicato ieri sul suo profilo facebook prendendo di mira Matteo Renzi. “Ogni volta che il presidente del Consiglio interviene in pubblico – ha scritto – assistiamo a durissime proteste di cittadini che gli chiedono conto delle sue malefatte”. “I suoi comizi sono diventati un problema di ordine pubblico ha denunciato Di Maio – Le feste dell’Unità, quando le frequenta lui, diventano Fortknox. Mentre lui arringa poche centinaia di persone sulle ragioni (meglio chiamarle bugie) del Sì, il suo ministro dell’Interno fa manganellare i cittadini, fa allontanare chi sostiene il No ed il tutto viene oscurato sistematicamente dai direttori dei tg che ha appena nominato”.

Parole poco lusinghiere a cui ha fatto seguito un attacco ancora più muscolare: “Il referendum di ottobre, novembre o dicembre (ci faccia sapere la data, quando gli farà comodo) – ha affondato Di Maio – lui stesso lo sta facendo diventare un voto sul suo personaggio che ha occupato con arroganza la cosa pubblica, come ai tempi di Pinochet in Cile. E sappiamo come è finita”. Un paragone ardito, che ha sollevato un vespaio di polemiche. “Attaccare il premier è legittimo – ha commentato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Lorenzo Lotti – Paragonare l’Italia a una dittatura è squallido. Di Maio è un piccolo uomo“. Altrettanto affilata la reazione del senatore del Pd, Andrea Marcucci, che non ha mancato di condire il suo commento con l’ironia: Non sa leggere le mail e parla a vanvera di Pinochet. Ma poi Luigi Di Maio lo sa dove si trova il Cile?”. 

A rincarare la dose ci ha pensato anche il renziano Ernesto Carbone“Il povero Di Maio deve essere ancora stordito per aver faticosamente compreso il vero significato della email sulla Muraro (l’assessore all’Ambiente della giunta Raggi risultata indagata) – ha ironizzato il democratico – È evidente che in questo momento non è in grado di distinguere una dittatura sanguinaria come quella di Pinochet da un governo che si regge su una maggioranza parlamentare, così come prevedono le leggi della nostra Repubblica”. Dello stesso tenore il commento del capogruppo del Pd alla Camera, Ettore Rosato: “Di Maio, scaricato dai suoi per colpa del suo silenzio sui guai della giunta Raggi – ha esordito – farebbe bene a occuparsi delle sue grane, a leggere con attenzione la posta, a studiare bene il passato. Lasci stare paragoni indecenti, provenienti da lezioni di storia appiccicaticce e fatte di luoghi comuni. Di Maio se ne faccia una ragione o dica la sua con qualche contenuto se ci riesce – ha affondato Rosato – senza offendere chi ha pagato con la vita il diritto alla libertà e alla democrazia”.

E dal Movimento 5 Stelle? A scendere in difesa di Di Maio è stato il deputato Alessandro Di Battista che, ospite ieri sera della trasmissione Otto e mezzo su La7, ha detto: “Luigi ha usato parole sicuramente forti, ma vorrei sapere se in un altro Paese europeo esiste un presidente del Consiglio che ha la possibilità di nominare direttamente i direttori di rete della televisione pubblica. I quali, a loro volta, nominano i direttori dei telegiornali“. “A volte le provocazioni servono a far capire che siamo in un’epoca di dittatura mediatica – ha aggiunto Di Battista – Visto che il presidente del Consiglio ha occupato la televisione pubblica, evidentemente si utilizzano anche dei termini molto forti per provare a far capire all’opinione pubblica che la situazione è grave”.

Maria Saporito