Belgio: primo caso al mondo di eutanasia su minore

1426615237-eutanasiaIeri in Belgio ha avuto luogo il primo caso di eutanasia su minore: il Belgio ha approvato la pratica dell’eutanasia nel lontano 2002 per quei pazienti che, affetti da malattie terminali, facciano espressa richiesta di porre fine alle proprie sofferenze. Nel 2014 questo diritto è stato esteso anche ai minori, in questo caso, oltre alla volontà del paziente, serve anche il consenso dei genitori ed il parere del medico curante (il medico deve decidere se è il caso o meno di procedere in base allo stadio della malattia e delle sofferenze patite dal paziente). La notizia dello storico primo caso di eutanasia su minore è stata diffusa questa mattina dal quotidiano ‘Het Nieuwsblad‘, dove il redattore sottolinea come la notizia sia quasi passata sotto silenzio. Nello stesso articolo troviamo un intervista al direttore dell’Ospedale, Wim Distelmans, che afferma: “Fortunatamente ci sono pochissimi casi di bambini che ci vengono sottoposti, ma questo non significa che dobbiamo rifiutare loro il diritto a una morte dignitosa”.

L’eutanasia è una pratica in continua crescita, sempre più paesi in Europa e nel mondo approvano la morte assistita dei pazienti affetti da malattie incurabili che si trovano allo stadio terminale. Le condizioni necessarie in base alle quali è possibile effettuare questa scelta variano da paese a paese, ma nella maggior parte dei casi è sempre necessaria un’espressa volontà del paziente ed una condizione di sofferenza costante e di dolori lancinanti. L’idea che una struttura ospedaliera possa offrire un servizio di suicidio assistito divide l’opinione pubblica in due posizioni contrapposte tra chi condanna in toto la pratica e chi la sostiene fermamente definendola rispettosa della volontà personale.

Anche i medici italiani sono divisi sulla pratica dell’eutanasia, nel 2013 è stata presentata una proposta di legge che ha causato non pochi dissensi (portata in parlamento grazie ad una raccolta di firme effettuata dai Radicali). Nonostante la proposta di legge non è stata effettuata nessun tipo di regolamentazione a riguardo e  l’argomento è stato lasciato cadere nel vuoto. Non sarebbe giusto, alla luce di questo caso, riformulare una proposta di legge che prevede la possibilità di scelta del diretto interessato? Tralasciando l’effetto scioccante della notizia di un minorenne che decide di suicidarsi, è così poco razionale permettere ad un soggetto adulto nel pieno delle sue facoltà mentali di smettere di soffrire se comunque non c’è soluzione alla propria sofferenza?