Italiani rapiti in Libia, Gentiloni: “Matrice? E’ ancora presto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:17

italianirapitighat“Seguiamo il caso minuto per minuto da ieri mattina. L’Unità di Crisi della Farnesina è in contatto con le famiglie. Al momento non ci sono indicazioni ed è troppo presto per attribuire una matrice precisa ai sequestratori“. Ad affermarlo è il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che in un’intervista a Repubblica ha parlato delle indagini in corso in merito al rapimento dei due tecnici italiani a Ghat, nella Libia meridionale, al confine con l’Algeria.

Si tratta di Bruno Cacace, 56enne residente a Borgo San Dalmazzo (Cuneo), che vive in Libia da 15 anni, e Danilo Calonego, 66enne della provincia di Belluno. Assieme a loro è stato rapito anche un cittadino canadese. Tutti e tre lavorano per la Con.I.cos, società di Mondovì (Cuneo) che si sta occupando della manutenzione dell’aeroporto di Ghat. La città in questione è sotto il controllo dell’esercito di Tripoli, che sta riconquistando territori su territori strappandoli allo Stato Islamico.

Per Gentiloni non si può ancora parlare di operazione messa a segno dai terroristi. I tre tecnici sono stati bloccati da sconosciuti mascherati e armati, che li hanno fatti scendere dal loro mezzo e obbligati a salire su un fuoristrada.

Secondo Gian Franco Damiano, presidente della Camera di Commercio italo-libica, i rapitori sarebbero “criminali comuni” e non appartenenti alle milizie terroristiche.