Caso Yara: depositate le motivazioni della sentenza di condanna

massimo-bossetti-caso-yara1-744x429L’omicidio di Yara Gambirasio (all’epoca 13 enne) è stato uno dei più efferati e crudeli degli ultimi anni, dopo anni di indagini e processi, lo scorso 1 luglio il maggior indiziato, Massimo Bossetti ( incastrato da un test di dna legato al liquido seminale trovato nelle mutande della vittima), è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise di Bergamo.

Oggi, la stessa Corte d’Assise, presieduta dal giudice Antonella Bertoja, ha depositato le motivazioni della sentenza di condanna, chiarendo il movente che avrebbe spinto l’omicida ad agire in tal modo e rigettando la tesi della difesa sull’inaffidabilità delle prove. Nelle motivazioni si legge che il movente che ha spinto Massimo Bossetti ad un simile, atroce gesto sono di natura sessuale: “L’omicidio è maturato in un contesto di avances a sfondo sessuale, verosimilmente respinte dalla ragazza, in grado di scatenare nell’imputato una reazione di violenza e sadismo di cui non aveva mai dato prova ad allora”.

In seguito vengono specificate le motivazioni che hanno condotto i giudici a deliberare per l’ergastolo, questi sostengono (a ragion veduta) che si è trattato di un “Omicidio di inaudita gravità”, ed aggiungono a questo, come aggravanti, la sevizia e la crudeltà, elementi che disvelano un lato profondamente oscuro nell’animo del muratore: “Le sevizie in termini oggettivi e prevalentemente fisici la crudeltà in termini soggettivi e morali di appagamento dell’istinto di arrecare dolore e di assenza di sentimenti di compassione e pietà”.

In ultima analisi i giudici hanno spiegato come le modalità di ottenimento del d.n.a. non inficiano l’andamento delle indagini, al contrario il test così ottenuto è assolutamente valido perché presenta un numero di marcatori SRT sufficienti sufficienti a collegare Bossetti alla provetta dell’ignoto 1, inoltre, le contro prove effettuate non hanno fatto altro che convalidare il risultato. Pertanto i giudici concludono scrivendo che: ” È la presenza del profilo genetico dell’imputato a provare la sua colpevolezza: tale dato, privo di qualsiasi ambiguità e insuscettibile di lettura alternativa, non è smentito nè posto in dubbio da acquisizioni probatorie di segno opposto ed anzi è indirettamente confermato da elementi ulteriori, di valore meramente indiziante, compatibili con tale dato e tra loro”.