Home Notizie di Calcio e Calciatori Mourinho e la (sospetta?) solidarietà per Allardyce: dagli insulti al rispetto incondizionato

Mourinho e la (sospetta?) solidarietà per Allardyce: dagli insulti al rispetto incondizionato

Allardyce con Mourinho

E’ il gennaio del 2014. Josè Mourinho si trova alla guida del Chelsea (che porterà a vincere il titolo a fine stagione) e, al termine di uno dei tanti derby di Londra, uno 0-0 col West Ham, pensa bene di lamentarsi dell’atteggiamento della squadra allenata da Sam Allardyce. Per tutta risposta, il tecnico inglese in conferenza stampa dichiara, più o meno: “Delle lamentele di Mourinho non me ne frega un ca**o”.

Passano più di due anni e mezzo. Josè Mourinho è l’allenatore del Manchester United e Sam Allardyce è il Commissario Tecnico dell’Inghilterra. Ct dell’Inghilterra, finché dei giornalisti del ‘Daily Telegraph’, si fingono uomini d’affari e riescono ad estorcere ad un quantomeno ingenuo Allardyce una serie di dichiarazioni abbastanza sconvenienti sulla permanenza occulta dei fondi d’investimento nel sistema calcistico inglese e sule possibilità di business legate alla compravendita di calciatori.

Allardyce si dimette. E Mourinho, in conferenza stampa, proclama tutta la propria solidarietà: “Mi piace Sam e mi dispiace per lui, so che era il lavoro dei suoi sogni. Rispetto Allardyce e quello che è successo non condizionerà il mio rapporto con lui”.

Non è la prima volta che, dopo scaramucce verbali più o meno forti, Josè Mourinho riconsidera il proprio rapporto con i colleghi (basti pensare ai sinceri complimenti al Claudio Ranieri campione d’Inghilterra col Leicester, dopo che lo stesso Ranieri era stato largamente sbeffeggiato in passato dall’ex Special One) ma considerando il rapporto che lega il portoghese a personaggi che del calciomercato hanno fatto business (il suo procuratore è Jorge Mendes, il suo Manchester United è infarcito di giocatori di cui ha la procura Mino Raiola), questa presa di posizione può apparire sospetta.

Anche perché è più che concreta la possibilità che le indagini investano altri manager d’Oltremanica (come rivelato dal giornalista autore dell’inchiesta).