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Sudan, Amnesty International: “Usate armi chimiche nel Darfur”

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Burnt village of Tukumare

Sarebbero almeno 30 gli attacchi con armi chimiche condotti nella zona del Jebel Marra, nel Darfur, dal mese di gennaio al 9 settembre 2016.

Amnesty International conferma quanto già sostenuto da Italians for Darfur, l’associazione che da 13 anni denuncia i crimini di guerra del regime del presidente Omar-al-Bashir, attualmente latitante.

Come riportato da Riccardo Noury del “Corriere della Sera”, l’organizzazione per i diritti umani è riuscita a trarre questa conclusione tramite riprese satellitari, oltre 200 approfondite interviste con sopravvissuti e l’analisi da parte di esperti di decine di immagini agghiaccianti di bambini e neonati con terribili ferite.

Il numero delle vittime degli agenti chimici – contenuti in bombe aeree e razzi – sarebbe quantificabile tra le 200 e le 250 persone, tra cui molti bambini.

Ma anche coloro che sono sopravvissuti hanno dovuto fare i conti con tremende conseguenze, come gravi disturbi gastrointestinali, tra cui diarrea e vomito di sangue, vesciche su tutta la pelle, perdita completa della vista e problemi respiratori che sono descritti come la principale causa di morte.

L’attacco – che ha inoltre distrutto circa 171 villaggi, ndr – sarebbe stato messo a segno dalle forze armate sudanesi contro l’Esercito di liberazione del Sudan/Abdul Wahid (Sla/Aw), accusato di imboscate contro convogli militari e attacchi contro i civili. Lo studio di due esperti indipendenti in materia di armi chimiche ha permesso di scoprire che nell’attacco sono stati usati agenti chimici vescicanti, come mostarda solforosa, mostarda al nitrogeno o lewisite.