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La vedova di Robin Williams: “Stava perdendo la sua mente e lo sapeva”

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Robin Williams, istrionico attore di Hollywood ci ha lasciato un drammatico giorno del 2014, la sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile negli amanti di cinema che difficilmente verrà riempito. Dotato di un’innata ironia che traspariva in ogni sua interpretazione (rendendola indimenticabile), Robin era anche fuori dal set una persona divertente ed intelligente, ma negli ultimi periodi della sua vita una malattia cerebrale lo aveva privato della sua sagacia, del suo vero io ed è stata proprio la consapevolezza di questa perdita a portarlo al suicidio: “Robin stava perdendo la sua mente ed era ben conscio di questo“, ha scritto la vedova in un recente saggio personale che racconta gli ultimi giorni del defunto marito intitolato “I terroristi dentro il cervello di mio marito“.

Susan Schneider Williams ha scritto nell’articolo pubblicato nel giornale scientifico ‘American Academy of Neurology‘ gli ultimi istanti della vita del marito per raccontarne la sofferenza interiore che lo ha condotto al suicidio, proprio per questo chiede ai lettori: “Potete immaginare come si sentiva quando ha compreso che si stava disintegrando? Tra l’altro per qualcosa di cui non sai nemmeno il nome e nemmeno capisci?“. La malattia avanzava, sempre più spesso l’attore si sentiva spaesato senza cognizione di quello che gli capitava intorno, inoltre era costantemente costipato, non riusciva ad urinare ne a dormire e le sue mani tremavano.

Le prime analisi erano tutte negative, ogni genere di test confermava che non c’era niente ma le difficoltà continuavano, i sintomi erano costantemente presenti e sia l’attore che la moglie sentivano che qualcosa non andava. Com’era possibile allora che i risultati erano tutti negativi? I medici avevano sbagliato la diagnosi, si pensava che fossero i primi stadi di un morbo di parkinson, ma così non era. Solo dopo la tac si è compreso che si trattava di una malattia più rara e malauguratamente incurabile: la Lewy body desease. Nonostante il costante sostegno della moglie e la bellezza degli ultimi momenti di lucidità, Robin sentiva il peso di una mente che si disintegrava e non riusciva ad accettarlo, non poteva credere di dover vivere in quel modo, di dover far soffrire la moglie ed ha deciso di porre fine alle sue sofferenze. Questo racconto, finora celato, restituisce un senso ad un gesto prima incomprensibile, ci rende parte di una sofferenza intollerabile e se possibile ci fa amare maggiormente l’uomo piuttosto che l’attore.