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Milano, in costante aumento i malori dovuti al consumo di pesce crudo

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mal-di-sushiSono in aumento i casi di quello che viene comunemente definito “Mal di Sushi” e che gli esperti chiamano “Sindrome sgombroide“. Particolarmente colpita da questa sindrome risulta essere Milano che già nel 2015 aveva registrato un numero record di casi, quarantasette, e che dal 1 gennaio al 31 agosto di quest’anno ne ha registrati ben trentotto.

La sindrome sgombroide, altro non è che la manifestazione di sintomi di malessere causati dall’ingestione di pesce azzurro o tonno mal conservati, i soggetti che vengono affetti da questa sindrome presentano generalmente nausea, mal di testa, rossore nel viso e nel collo, solo in alcuni casi gravi si può presentare un edema alla glottide (un rigonfiamento delle pareti della gola che causa soffocamento). I casi di questo tipo sono in forte aumento nel capoluogo lombardo dove il nucleo dei carabinieri anti sofisticazioni riceve sempre più segnalazioni, a questo proposito si è espresso il portavoce dell’azienda sanitaria (ATS), Simonetta Fracchia, che in una dichiarazione rilasciata a ‘Repubblica‘ dice: “Il sempre maggior consumo di pesce, crudo soprattutto, espone a rischi alimentari che un tempo erano marginali. I casi di sindrome sgombroide si moltiplicano, con rischi seri per soggetti particolarmente sensibili”.

Il problema è, dunque, in costante aumento e Milano è la città maggiormente colpita perché è il centro italiano con il maggior numero di ristoranti che offrono pesce crudo. Gli esperti del settore ci tengono a precisare che non siamo di fronte ad un epidemia, ma che, essendo presenti diversi focolai di diffusione, la situazione dev’essere controllata perché non diventi preoccupante. I Nas lavorano incessantemente per controllare, non solo le botteghe segnalate (in molti casi sono proprio i pronto soccorso ad avvertire il nucleo dei carabinieri), ma anche il mercato generale del pesce. Le autorità sanitarie invitano pertanto i consumatori a fare attenzione ai metodi di conservazione del pesce nei ristoranti (ad esempio i tranci di tonno esposti in vetrina sono fortemente sconsigliati) e di evitare il più possibile pesce crudo o appena scottato.  Il divieto di consumo diventa perentorio nel caso delle donne incinta, infatti, queste non potrebbero essere curate dalla sindrome senza rischiare di perdere il bambino (le cure sono tutte a base di cortisone, fortemente sconsigliato durante la gravidanza).