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Il crollo della sterlina “pilotato” da mano ignota? Mistero fra politica e finanza

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Nell’improvvisa svalutazione della sterlina, avvenuta nella notte tra giovedì e venerdì scorso, ci sarebbero tutti gli elementi che fanno di un evento economico un intrigo di interessi, pressioni, macchinazioni e probabili 10n02vk0-knjg-u1080932536472qdi-1024x576lastampa-it

condizionamenti esterni della politica.

Perchè la responsabilità della svalutazione della moneta inglese non è stata attribuita formalmente a nessuno, eppure qualcuno, da qualche parte, ha pigiato il pulsante giusto per far apparire la moneta di sua Maestà ad un cambio di 1,1841, con una perdita del 6,1%. Giusto un paio di minuti, quanto basta per creare il panico nei mercati, poi tutto è rientrato e la sterlina ha ripreso a salire, seppur lentamente e a fatica.

Nell’ambiente si è parlato subito di “flash crash”, ovvero la “sindrome dalle dita grosse”, quel meccanismo (misterioso) per il quale, in pratica, si pigia il pulsante errato o, per meglio dire, i computer rispondono in maniera negativa alle news sul negoziato tra Inghilterra e Ue sulla Brexit. Chi imposti la soglia di “allarme” nei cervelloni non è dato di saperlo, eppure i rumor additano proprio alle ultime turbolenze diplomatiche la matrice di questo tracollo-flash della sterlina.

A ben guardare, infatti, troviamo le dichiarazioni al vetriolo del premier britannico Theresa May, appena insediatasi a Downing Street e già convinta sostenitrice delle posizioni più ortodosse del Partito Conservatore, la quale ha annunciato di non essere disposta a scendere a compromessi con l’Europa sul controllo delle proprie frontiere se questa viene posta come conditio sine qua non per accedere al mercato comune.

Dal canto loro i leader del vecchio continente, Mekel e Hollande per primi, hanno ribadito l’out-out dell’Unione ai sudditi della Corona: o si accettano i quattro pilastri fondamentali dell’Europa Unita (libertà di circolazione per merci, servizi, capitali e persone) oppure nessuna possibilità di ascolto verrà riservata ad alcuno. E a rimarcare il concetto arriva anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker. Secondo quest’ultimo, infatti, Londra starebbe cercando di imbastire delle “manovre” per restare con un piede in due scarpe e questo, tuona il falco della politica europea, non è consentito a nessuno, neppure agli inglesi.

Giuseppe Caretta