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Iraq: battaglia per strappare Mosul allo Stato Islamico. Usa: “Ci vorrà tempo”

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“Questa operazione per riprendere il controllo della seconda città irachena continuerà probabilmente per settimane, forse più”. E’ con queste parole che il generale americano Stephen Townsend ha commentato la notizia di un imminente attacco delle forze militari irachene per riprendere il controllo della città di Mosul.

La seconda città più grande del Paese è infatti una delle roccaforti dello Stato Islamico in Iraq e, da oggi, al centro di un’ingente operazione che coinvolge esercito, forze antiterrorismo irachene, milizie sciite e peshmerga curdi. E’ stato lo stesso primo ministr, Haidar Al Abadi ad annunciare l’inizio delle ostilità. Secondo fonti interne, inoltre, decine di migliaia di volantini sono stati lanciati da alcuni aerei in volo su Mosul per indicare agli abitanti come proteggersi durante le fasi di combattimento che inizieranno a breve. E nonostante il premer abbia garantito che questo passaggio segna “l’inizio di una nuova fase” che dovrebbe condurre a cacciare l’Isis dall’Iraq “entro la fine dell’anno, gli specialisti del Pentagono avvertono sui rischi di una possibile stagnazione bellica. “Ci vorrà tempo”, commentano infatti da Washington. La più grande operazione militare lanciata da quando gli Usa hanno lasciato il Paese potrebbe dunque avere ripercussioni a medio raggio sul conflitto, ripercussioni che ancora non si è in grado di prevedere.

Dall’inizio di questa lunghissima e sanguinosa guerra, (era il 20 marzo 2003 e la coalizione guidata da Stati Uniti e Gran Bretagna lanciò l’operazione “Iraqi Freedom” per liberare il Paese dal regime di Saddam Hussein accusato, ingiustamente, di nascondere armi di distruzione di massa) questo è l’ennesimo banco di prova di uno stato che cerca in tutti i modi di recuperare “pezzi” del proprio territorio geografico e della propria sovranità politica. Il prezzo per un simile progetto, purtroppo, è sempre quello di una pace inarrivabile.

G.c.