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Emis Killa risponde alle accuse: “Non voglio istigare alla violenza”

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Decidere di parlare di temi forti nelle proprie opere porta sempre al rischio di essere fraintesi, sopratutto se lo si fa raccontando episodi di violenza dalla parte di chi lo compie: questo è quello che è successo in questi giorni dopo l’uscita dell’ultimo singolo di Emis Killa “Tre messaggi in segreteria” primo estratto del nuovo album del rapper che parla di un ragazzo ossessionato dalla sua ex al punto di ucciderla.

Il testo della canzone è molto forte, sotto accusa sopratutto la frase: “Mi dispiace ma preferisco vederti morta piuttosto che con un altro“, vista dalle donne e dalle associazioni contro la violenza sulle donne come un istigazione alla violenza. A scagliarsi apertamente contro il rapper è stato sopratutto Roberta Lanzino, presidente del Centro Antiviolenza, con un comunicato ufficiale dove scrive: “Di questa subcultura si nutre chi pensa che attraverso la violenza si possa ottenere l’amore di una donna“. Le donne del centro che da anni si occupa di combattere il fenomeno della violenza di genere, chiedono l’immediato ritiro del brano alle autorità preposte”.

Il rapper ha risposto alle accuse di istigazione alla violenza tramite una nota informativa apparsa sui suoi canali social, dove spiega a chi lo critica quale era la sua intenzione quando aveva scritto questa canzone dal contenuto forte: “Si parla di “3 messaggi in segreteria” , e certi lo fanno come se istigasse alla violenza sulle donne.
In questa canzone racconto di un ragazzo che perde la testa per la ex fidanzata e decide di ammazzarla. Lo racconto dal punto di vista, malato, di chi ammazza.
E’ il mio modo per sensibilizzare e denunciare il femminicidio. Ho scelto un metodo brusco, diretto, cattivo, e soprattutto in prima persona, perché so che è il più efficace e mi appartiene, e infatti si sta alzando un polverone, che è quello che mi aspettavo, per poter porre l’attenzione su uno degli aspetti più brutti di questa società“.

Probabilmente la scelta di prendere il punto di vista del “Femminicida” non è quella più corretta per sensibilizzare i giovani sulla violenza di genere, ma come per i film ed i videogiochi violenti (ritenuti spesso causa della violenza dei più giovani) anche in questo caso la censura è forse eccessiva.

Vi lasciamo all’ascolto del brano per permettervi di farvi una vostra idea sulla vicenda.