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Taglio stipendi parlamentari: alla Camera (deserta) arriva la proposta. Scontro Pd- 5stelle

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tagliostipendiparlamentrLa proposta del Movimento 5 Stelle per ridurre l’indennità degli eletti a 5 mila euro lordi (anzichè netti) approda in Parlamento, ed in Aula è subito bagarre.

Volano stracci da una parte all’altra, ci si insozza la faccia e la reputazione sostenendo giravolte linguistiche tali da far impallidire un romanziere. Il Pd vota compatto per rimandare al mittente la proposta di legge, i 5 Stelle accusano e puntano il dito contro gli opportunismi della politica. E’ una giornata unica, imperdibile per lo scenario da basso impero che un tema così delicato e politicamente molto remunerativo, dipinge.

“Populisti”, “demagoghi”, “farsa”. Sono questi alcuni dei vituperi che si sentono sibilare da un lato all’altro dell’aula. Fra tutti i presenti (pochi per la verità, quasi tutti gli scranni sono disertati), spicca il fittiano Palese, che si è presentato con una t-shirt con scritto sopra il numero delle sue presenze, ovvero il 99 per cento. Oltre a lui, onore al merito va dato anche a Giuseppe Guarini, lo Stakanov di Montecitorio. Eppure il dibattito sembra impantanato in una specie di trivialità rozza, una bagarre da locanda dove ognuno si sente giustificato a dire tutto ciò che gli salta in mente. Il tema è scottante. Nessuno pare essere con la coscienza pulita. Così Alan Ferrari, in forza al Pd, si scaglia contro i grillini a spada tratta: “Non è questo il modo di ridare dignità alla politica”, pigola.

Giuditta Pini, invece, si spinge ancora oltre: “Una volta- impreca- in quest’aula si disse che si poteva trasformare la camera in un bivacco di manipoli (come sostenne Mussolini, ndr), ora la si vuole trasformare in una platea per uno show, ma noi non lo consentiremo!”

Ce n’è per tutti, è ancora presto. La vicepresidente della Camera, Morani, ha addirittura un guizzo linguistico che sconfina nella tautologia: “Cari deputati M5s, volete tagliarvi lo stipendio? Fatelo da domani, a prescindere da questo voto, passando dai 10mila euro che intascate oggi al mese al tetto dei 2.500 che predicava francescanamente il vostro leader Grillo ai tempi dello Tsunami tour”. Dimentica, la vicepresidente, che attualmente i grillini sono gli unici che restituiscono (non senza un tornaconto quantomeno politico) metà dello stipendio e la diaria non rendicontata (pubblicando on line i rimborsi spese che ricevono nel dettaglio). Intanto Beppe Grillo, che compare come un’entità immanente ad ogni azione pentestellata, è sceso sino a Roma per indire una specie di chiamata alle armi dei suoi militanti, invitandoli a venire in Aula al momento del voto. L’ultima stoccata la riserva ai democratici: ““Renzi poteva dire ai suoi di votare questa legge ma non lo ha fatto perché pensa che sarebbe una vittoria del M5s. Un ragionamento egoista. Domani può essere il Pace e bene Day, un V Day all’incontrario. Siate generosi. I cittadini vi guardano: non deludeteci”. Un appello che suona, però, quantomai inverosimile.

Giuseppe Caretta