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Attenti agli allarmi su Facebook: i portachiavi sono strumento di spionaggio?

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portachiaviIn questi giorni tramite Facebook è possibile ricevere una serie di messaggi d’allarme collegati ad una fantomatica truffa condotta da pericolosi e scaltri ladri rumeni, il messaggio in questione parla di soggetti che nei pressi dei benzinai si avvicinano agli automobilisti e gli regalano un portachiavi. L’innocuo oggetto sarebbe in realtà un sofisticatissimo sistema di tracciamento utilizzato dai criminali per individuare la vostra abitazione e studiare i vostri movimenti, così da facilitare il successivo furto nella vostra casa, ecco il messaggio per intero:

“Comunicato Ascom,

Attenzione !!! In questi giorni vengono distribuiti dei portachiavi da essere agganciati all’interno della vostra auto; le persone ve li offrono gratuitamente presso i parcheggi o i distributori di carburante….NON accettateli…essi contengono un microchip all’interno del gadget. Questi delinquenti poi vi seguono fino a casa e vengono a conoscenza dei vostri movimenti per poi effettuare intrusioni e furti. Secondo la Polizia, si tratta di bande di Rumeni”.

Il messaggio prosegue con l’invito alla diffusione dello stesso al fine di informare sempre più persone sul pericolo rappresentato da questi criminali. L’assurdità della vicenda fa pensare che nessuno possa cadere nel tranello, ma ciò nonostante molte persone hanno cominciato a diffonderlo come se fosse una notizia reale. Invitiamo pertanto tutti quanti a riflettere, un microchip di rilevamento GPS può costare così poco da permettere a questi criminali di distribuirli gratuitamente? Anche accettando questa ipotesi irreale, come fanno a sapere che le persone metteranno il portachiavi nella macchina?

Tralasciando le ovvie conclusioni legate a questa domanda, se la notizia fosse vera non sarebbe stata diffusa dalla Polizia di Stato? Non solo il comunicato non appare in nessuna pagina ufficiale delle forze dell’ordine, ma non ci sono specificate fonti ne testimonianze a riguardo, anche le presunte conferme alla notizia pubblicate dal ‘Canton Ticino’ e dall’ ‘Eco di Bergamo‘ sono risultate fasulle.