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2 novembre: a 41 anni dalla morte di Pier Paolo Pasolini, il giallo continua

Era il 2 novembre del 1975, ad Ostia, Roma. Nelle prime ore di quella fredda domenica, una pattuglia di carabinieri ferma un’auto che viaggia contromano. Alla guida c’è Pino Pelosi, l’auto è una Giulietta 2000 intestata a Pasolini. Qualche ora dopo viene trovato il corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista, uno dei maggiori intellettuali italiani (e non) del Novecento. Subito viene accusato Pelosi: pare un delitto a sfondo sessuale.

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Ma forse il motivo dell’uccisione è ben più profondo di quello che appare. La testimonianza di Oriana Fallaci, amica dell’artista, parla di motivazioni molto diverse da quelle sessuali, e della presenza di diverse persone sul luogo del delitto. Nel 2005 Pelosi confessa: non sono io l’assassino, avevo paura di ritorsioni. Ad oggi, a 41 anni dalla morte del Poeta, non sappiamo né chi furono gli esecutori materiali, né chi furono i mandanti di quel tragico omicidio.

Qualche ora prima di morire Pasolini aveva concesso un’intervista. Diceva: “Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza”.
41 anni dopo, un’inchiesta aperta e chiusa immediatamente, e il giallo sulla morte di Pier Paolo Pasolini prosegue.