Home Tempi Postmoderni Animali & Ambiente Terremoto: “La zona più a rischio sono i Campi Flegrei”

Terremoto: “La zona più a rischio sono i Campi Flegrei”

campi_flegrei

Il terremoto di magnitudo 6.5 che domenica ha sconvolto il centro Italia ha risvegliato il timore di nuovi sismi, l’attività è costantemente monitorata, ma l’unico modo di prevenire ingenti danni è legata alla prevenzione strutturale degli edifici.

Se a nostro discapito ci siamo resi conto della pericolosità della tettonica a zolle, spesso sottovalutiamo il fatto che l’italia, oltre che un paese a forte rischio sismico, è un paese ricco di vulcani attivi e quiescenti. Il rischio vulcanico, però, non è dato dai due vulcani più grandi (l’Etna ed il Vesuvio) e nemmeno dal recentemente noto Vulcano Marsili (il risveglio del grosso vulcano sottomarino ha allertato il vulcanologi), piuttosto dai Campi Flegrei.

I campi flegrei sono una vasta area calderica creatasi nel golfo di Pozzuoli in seguito al collasso di un vulcano attivo. La continuazione dell’attività sismica nel sotto suolo crea dei costanti fenomeni di Bradisismo (un movimento altalenante della crosta terrestre) che di solito consistono in un alzamento (o abbassamento) del suolo non percepibile dall’essere umano (circa un centimetro all’anno).

A partire dal 2005 i fenomeni di bradisismo sono ricominciati con costanza ed i vulcanologi temono che una violenta eruzione potrebbe causare danni irreparabili. Dei Campi Flegrei ha parlato a ‘Repubblica‘ la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, Francesca Bianco, la quale ha sottolineato la pericolosità di questi nuovi movimenti sotterranei: “Qui l’allerta è gialla, c’è un sollevamento molto lento di qualche decina di centimetri che va avanti dal 2005 e abbiamo anche un’importante variazione nella composizione chimica delle fumarole della Solfatara e di Pisciarelli”. La dottoressa Bianco ha evidenziato che se i parametri non tornano normali (l’allerta al momento è di livello 2 su 4) sarà necessario prendere delle misure di sicurezza, ovvero lo sfollamento delle abitazioni limitrofe, “Il problema- conclude- è come l’uomo ha costruito nelle zone in cui avviene il terremoto”.