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Tiziana Cantone: procura di Napoli chiede archiviazione. E’ bufera

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Sta suscitando un’ondata di proteste, la decisione della procura della Repubblica di Napoli di richiedere l’archiviazione nei confronti di quattro persone denunciate da Tiziana Cantone per diffamazione. La 31enne, che si è tolta la vita dopo la diffusione in rete di alcuni video hard che la immortalavano intenta ad avere rapporti intimi con alcuni uomini, aveva indicato loro come responsabili della circolazione dei video incriminati.

Eppure il pm Alessandro Milita, titolare del fascicolo coordinato dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, non è dello stesso parere anzi, sostiene che sia praticamente impossibile imputare a loro la paternità oggettiva di tale diffusione. Per questo, così come per il reato di istigazione al suicidio, del quale i quattro sono formalmente accusati, non c’è nessuna certezza che si possa imputare loro alcunché di preciso.

Come ha spiegato sul Corriere della Sera l’avvocato Caterina Malavenda, “Guardare un video sessuale altrui non è reato, a meno che non siano coinvolti minori. Chi inserisce foto, filmati o dati privati senza il consenso lede un bene protetto (la riservatezza) e non può non capirlo. Ma purtroppo la stupidità non è un reato. E spesso coloro che lo fanno sanno di non essere penalmente perseguibili e che è difficile risalire a loro. In più chi non ha soldi non dovrà neppure risarcire i danni… Alla fine le legge non ha un efficace deterrente”.

Tiziana Cantone decise di farla finita dopo mesi lunghissimi di pressione psicologica. I video che la riguardavano giravano da un capo all’altro della rete. Uno di questi finì su un portale hard. Poi il tentativo di rimozione, lo scherno di amici e sconosciuti che fecero diventare la donna oggetto di parodie e fotomontaggi, mettendole addosso talmente tanta disperazione da indurla a prendere la decisione ultima. Una corda, un’uscita di scena senza clamore, nel silenzio dove tutto questo carnaio avrebbe finito di tormentarle la vita.

G.c.