Mafia, paura per il pm Di Matteo. “Ma non mi trasferisco, sarebbe resa”

Stato-mafia: gup assolve ManninoLa mafia starebbe cercando di uccidere il pm Nino Di Matteo. E’ quanto emergerebbe da un’intercettazione dove un mafioso, parlando in auto con la moglie, non sapendo delle microspie piazzate dagli investigatori, le raccomandava di non andare al circolo frequentato dal pm Nino Di Matteo, “perché – le diceva – lo devono ammazzare”.

Ma è lo stesso Di Matteo a sgombrare ogni dubbio sulla possibilità che il pm possa abbandonare Palermo e trasferirsi in un luogo più sicuro.  “Non sono disponibile al trasferimento d’ufficio – ha detto -. Accettare un trasferimento con una procedura straordinaria connessa solo a ragioni di sicurezza costituirebbe a mio avviso un segnale di resa personale ed istituzionale che non intendo dare”.

In sostanza, Di Matteo – che aspira alla Direzione Nazionale Antimafia – non vuole spostarsi a causa delle minacce mafiose. “La mia aspirazione professionale di continuare a lavorare sulla criminalità organizzata trasferendomi alla Dna si realizzerà eventualmente solo se e quando sarò nominato in esito a una ordinaria procedura concorsuale”, ha chiaramente spiegato il pm del processo sulla trattativa Stato-mafia.

D’altronde, l’allerta su possibili attentati ai danni del pm è sempre altissima da ormai diversi anni. A far salire la tensione furono le parole del boss Totò Riina che, nel 2014, intercettato in carcere, disse di volergli far fare “la fine del tonno”. Poi arrivarono le rivelazioni del pentito Vito Galatolo che parlò dell’acquisto di un carico di tritolo da usare per un attentato a Di Matteo.