Addio a Leonard Choen, il poeta musicista che ha conquistato il mondo

leonardcohentop6“È con profonda tristezza che diamo notizia della morte del poeta, compositore e artista leggendario Leonard Cohen”. E’ con queste parole che il mondo apprende della scomparsa del poeta musicante più amato e rispettato degli ultimi decenni.

Leonard Cohen è morto questa notte, all’età di 82 anni. Un colpo tremendo, per la musica d’autore, che oggi perde un altro pezzo importantissimo della sua storia dopo la scomparsa recente di artisti come David Bowie e Prince. Cohen il poeta, l’erudito, l’inquieto che si ritirerà per 15 lunghi anni in un tempio buddista alla ricerca di un equilibrio interiore e di una spiritualità che ha segnato gran parte della sua carriera professionale e della sua vita.

Nato nelle periferie di Montreal da una famiglia medio borghese di origini ebraiche, Leonard Cohen muove i primi passi del suo percorso dedicandosi alla poesia ed alla letteratura. Una raccolta dal titolo The spice box of heart si distingue in tal senso, così come il romanzo Beautiful Losers, del 1966. Incredibile che il primo successo di uno dei pilastri del cantautorato contemporaneo dovesse partire dalle pagine stupende d’un romanzo intimistico. Alla musica Cohen approda grazie alla spinta della cantautrice folk Judy Collins. Fu lei a persuaderlo, a sostenerlo affinchè si dedicasse alla scrittura di canzoni. I risultati stupendi ai quali è giunto il canadese non hanno potuto che rendere giustizia ad un’intuizione tanto felice quanto necessaria. Cohen scrive da subito capolavori come Suzanne, successo internazionale sin dai primi giorni, e Dress rehearsal rag. Da questi primi componimenti arriva l’invito per il grande raduno rock sul’isola di Wight, anno 1970, in cui Cohen si esibirà davanti ad una platea di 600mila persone, conquistandosi immediatamente un rispetto profondissimo.

Ma non è la fama, non è la visibilità, ad alimentare la ricerca interiore di questo grandissimo maestro della musica. “Il poeta laureato in pessimismo”, come lo etichetteranno coloro che nei suoi primi album storceranno il naso davanti alla sua vena profondamente malinconica (“Songs from a room”, “Songs of love and hate”), scenderà dai palchi e si immergerà prima nel silenzio dell’isola greca di Hydra, dove sperimenterà gli aspetti della psichedelia mistica e visionaria a base di Lsd, e dove conoscerà la sua amatissima Marianne, musa dei suoi struggenti componimenti, scomparsa nelle prime settimane dello scorso agosto. “Ti ho sempre amata per la tua bellezza e per la tua saggezza – le aveva scritto allora – ma non serve che io ti dica di più poiché lo sai già. Adesso voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica, amore infinito. Ci vediamo lungo la strada”. Adesso quella strada li vede nuovamente assieme e a noi, terribilmente, non resta altro che levarci il cappello e salutare quest’immenso, elegante, distinto musicante che vibrava da poeta.

Giuseppe Caretta